Gazzetta di Reggio

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«A Suarez il passaporto in due settimane, a tutti gli altri in quattordici anni»

Adr.Ar.
«A Suarez il passaporto in due settimane, a tutti gli altri in quattordici anni»

Da Reggio Emilia parte un appello al ministro Lamorgese. Fra i primi firmatari la consigliera comunale Mahmoud 

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REGGIO EMILIA. «Ascoltate la voce degli inascoltati». Nei giorni dell’inchiesta sull’esame di italiano passato sin troppo facilmente dal fuoriclasse uruguaiano Luis Suarez, calciatore del Barcellona che in pochi giorni ha ottenuto il passaporto tricolore, anche da Reggio parte un appello rivolto al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese perché si rivedano le procedure per ottenere la cittadinanza per migliaia e migliaia di persone.

I vertici nazionali del movimento Italiani senza Cittadinanza, figlie e figli di stranieri cresciuti in Italia ma senza passaporto italiano, hanno scritto al ministro dell’Interno. Fra i primi firmatari, anche la reggiana Marwa Mahmoud, consigliera comunale di maggioranza e uno dei volti più noti di questo percorso e di questi sforzi di integrazione.

«Si sono unite diverse condizioni, da un lato il caso di Suarez, che in poco tempo ha superato l’esame di italiano, e dall’altro le elezioni regionali. Dopo gli esiti elettorali si è parlato di una stagione di riforme, di superare il Decreto Sicurezza con i suoi vincoli e i suoi tempi lunghissimi – racconta Mahmoud –. Abbiamo scritto alla Lamorgese e anche al premier Conte per un appello, l’idea è che se accertamenti di due settimane sono sufficienti per verificare che una richiesta sia valida, come è accaduto con Suarez, allora non è possibile che figli dei migranti debbano aspettare 14 anni, 10 anni più i 4 del Decreto Sicurezza. «Chiediamo che almeno la clausola dei 4 anni del Decreto possa essere eliminata, abbiamo verificato e in nessun Paese si devono attendere 4 anni. Aggiunti ai 10 sono davvero tantissimi, ora chiediamo un incontro per valutare una riforma più attinente alla realtà», continua.

«Si parla di superamento del Decreto Sicurezza, di ius soli e di ius culturae, il momento è buono per ragionare del tema», riflette la Mahmoud. «In questa settimana del referendum molti di noi già maggiorenni sono stati esclusi nei loro diritti civili unicamente per via delle origini straniere ereditate dai nostri genitori, il tutto nel 2020 in una democrazia europea sviluppata», si ricorda nella lettera.

E non solo: «Nel nostro Paese c’è accanimento burocratico nei confronti del nostro stesso avvenire, creando ragazzi di serie A e ragazzi di serie B. Questi ultimi sono esclusi da certe professioni, dagli Erasmus, dalle visite di studio negate per via di visti da richiedere alla luce della cittadinanza di origine, insomma da una vita normale». Ora è il momento di un salto: «Si discute da anni di una riforma della legge 91/1992, anacronistica, ancora in vigore, che disciplina l’acquisizione della cittadinanza italiana ma puntualmente veniamo relegati ai margini della società da istituzioni che, tradendoci e abbandonandoci, scelgono ancora di essere dalla parte sbagliata della storia. Bisogna agire subito».

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