Gazzetta di Reggio

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L’INTERROGAZIONE 

«Lg, il controllo giudiziario è una misura troppo blanda»

L’interrogazione del M5s alla Camera dei deputati «Provvedimento meno invasivo  rispetto a sequestro  e amministrazione giudiziaria»

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REGGIO EMILIA

È stata una decisione controversa, quella presa dal tribunale di Bologna di assegnare il «controllo giudiziario» alla Lg costruzioni di Reggio Emilia. Per l’azienda gestita dalla vedova e dai figli del potente boss di Cosa Nostra Ignazio Salvo – ora sottoposta per un anno ad una sorta di libertà vigilata – la Questura di Reggio Emilia e la procura della Direzione distrettuale antimafia di Bologna avevano infatti chiesto lo scorso marzo l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale ben più «pesante» dell’amministrazione giudiziaria (e solo in subordine quella più «leggera» poi accordata).

A segnalarlo sono le deputate del M5s Elisabetta Barbuto e Stefania Ascari, con un’interrogazione che chiede ai ministri di interno e giustizia una presa di posizione sulla vicenda. Come riportato anche nel decreto emesso dal tribunale bolognese, infatti, «dai controlli effettuati dalla Prefettura e dalle forze dell’ordine, emergerebbe un concreto pericolo che l’impresa possa esercitare attività illegali, sia per il contesto famigliare di provenienza dei Salvo, sia per i contatti che la società ha intessuto, nella realizzazione dei suoi cantieri immobiliari, con altre imprese e società riconducibili a persone affiliate ai clan della ’ndrangheta impiantatisi nel territorio emiliano».

Proprio per questi motivi, ricordano le pentastellate, la società è stata eliminata dalla white list della Prefettura di Reggio Emilia. Ma lo scorso maggio, ricostruisce ancora l’interrogazione, la stessa società ha avanzato un’autonoma istanza di ammissione al controllo giudiziario, poi concessa dal tribunale.

Si tratta, spiegano le parlamentari 5 stelle, «di una misura molto meno invasiva rispetto al sequestro e alla conseguente amministrazione giudiziaria, che consentirebbe ai Salvo di continuare a detenere e a dirigere la propria società». Viene poi fatto anche notare che il provvedimento è stato emesso nonostante il fatto che «a seguito di una più approfondita valutazione e ritenuto che l’elemento dell’agevolazione non fosse eminentemente occasionale, la Prefettura e la Questura di Reggio Emilia hanno insistito affinché venisse applicato il sequestro e l'amministrazione giudiziaria». Per altro verso, infine, il controllo giudiziario a cui è sottoposta comporta per l’azienda immediatamente «il diniego di iscrizione alle white list e la ripresa delle attività», sottolineano Ascari e Barbuto. Che ai ministri interpellati domandano quindi «di quali informazioni dispongano in merito alla vicenda trattata in premessa» e se intendano fornire, «per quanto di competenza, informazioni circa nuovi eventuali elementi relativi alla posizione della società medesima, tenuto conto anche di quanto espresso dalla Prefettura e dalla Questura di Reggio Emilia». —

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