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Ora Ilaria scrive a Sergio Mattarella: «Mi aiuti a riavere mio figlio con me»

Elisa Pederzoli
Ilaria quando ha riabbracciato il piccolo Leonardo in Turchia a luglio
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Ilaria quando ha riabbracciato il piccolo Leonardo in Turchia a luglio

Novellara: la battaglia della madre del piccolo Leo in Turchia col padre. «Ho rispettato la legge e lui ha bloccato ancora i contatti»

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NOVELLARA. Una lettera aperta al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alla senatrice, nonché presidente della Commissione Femminicidio, Valeria Valente. È un’altra carta che Ilaria Sassone – la mamma di Novellara che da inizio anno sta combattendo per potere riavere il suo bambino, Leonardo 4 anni, che il padre (un tedesco di origini turche) le ha portato via – ha deciso di tentare. Perché, nonostante un decreto del tribunale di Firenze che «colloca» il piccolo dalla mamma, nonostante un provvedimento della Procura della città toscana che ha sospeso la responsabilità genitoriale dell’uomo, e nonostante la Convenzione dell’Aia preveda che il bambino debba tornare in Italia, Leonardo dal febbraio scorso è in Turchia. Ora, l’appello a Mattarella da parte della 31enne – seguita in questa difficile battaglia dall’avvocatessa Giovanna Fava – perché ciò che serve davvero è un provvedimento di rimpatrio.

«Egregio Presidente – scrive nella sua lettera Ilaria, mentre ripercorre la difficile relazione con il padre di suo figlio e gli accadimenti che l’hanno portata ad allontanarsi da lui – Le scrivo perché sono disperata e perché quello che mi è successo non deve più accadere». La 31enne di Novellara racconta di quanto a conosciuto l’ex compagno, della relazione vissuta a Firenze dove lei studiava, della gravidanza, del trasferimento in campagna e delle difficoltà vissute. Fa un passo indietro nel tempo, quando scrive: «Non vuole che mi allontani con il bambino da sola e senza il suo permesso, mi vieta di far visita ai miei genitori in Emilia Romagna. Considera me e il figlio come una sua proprietà. Non si sforza di trovare altre occupazioni, al compimento del primo anno di età del bambino decido di trovare un’occupazione per il sostentamento della famiglia, ma anche questa soluzione non gli va bene, non gli va di doversi occupare del piccolo». Quando Ilaria decide di separarsi, la situazione precipita. «Inizia a minacciare di portare Leonardo in Turchia in modo da non trovarlo mai più, urla e mi tratta male. Questo sarà l’inizio di maltrattamenti che culmineranno, ben due volte, nell’intervento dei carabinieri».

Il 1° ottobre del 2017 accade un grave episodio. «Scopro che ha nascosto i documenti di Leo e i suoi vestiti. Siamo per le scale e Leonardo è tra le mie braccia: in un impeto di rabbia mi strattona con forza piantandomi un braccio di traverso sulla gola per cercare di sottrarmelo di mano – racconta – Temendo per l’incolumità di Leo lo proteggo con il corpo e lui mi sbatte con forza contro il muro, facendo urtare in questo modo anche la testa del piccolo. Riesce a prenderlo e a fuggire». È stato bloccato poco dopo da passanti e forze dell’ordine, mentre madre e figlio finiscono all’ospedale. A quel punto, entrambi si trasferiscono a Novellara, a casa dei nonni. Ilaria allora denuncia. «Il mio è un tema purtroppo ricorrente nel nostro Paese, le donne vengono da sempre invitate a denunciare e costantemente mai ascoltate. Ho successivamente appreso che la mia denuncia verrà considerata una banale lite domestica e così archiviata».

Inizia la battaglia legale per l’affidamento del bambino. Che culmina nella clamorosa valutazione del consulente tecnico del tribunale di Firenze Armando Ceccarelli che ritiene sia stata Ilaria, portando Leo a Novellara, ad aver arrecato «un danno al padre».

«Suggerisce che io ritorni a Firenze con il bambino; in mancanza di ciò Leo dovrà essere collocato presso il padre. Il tribunale a luglio 2019, dopo due anni che Leonardo risiede stabilmente a Novellara con me, dove aveva un’esistenza serena e stabile e dei rapporti solidi, stabilisce “una prova” di collocamento del piccolo presso il padre, incaricando di Servizi sociali di verificare – va avanti – Le ustioni di Leo di secondo grado, le mie denunce, le relazioni del maresciallo Molinaro, la condotta aggressiva esercitata dal padre nei nostri confronti, le continue dermatiti di Leo durante i weekend a Reggello, la relazione investigativa dove Leo viene abbandonato più volte in auto da solo, l’atteggiamento di svalutazione del padre nei mie confronti non sono state prove “abbastanza gravi” per il tribunale di Firenze».

Ci pensano i Servizi sociali a descrivere poi al Tribunale in che condizioni vive il bambino. Ma ci vogliono mesi prima che arrivi la decisione che stabilisce che Leonardo debba stare principalmente con la madre «dove finalmente avrà la possibilità di frequentare l’asilo, da sempre impedito dal padre». Il decreto viene emanato il 27 gennaio 2020, ma viene comunicato a Ilaria solo il 6 febbraio. E quando arriva l’atto ufficiale, come minacciato ripetutamente dall’uomo, Leo è già in Turchia. E il padre renderà impossibile rintracciarlo.

«Ho fatto tutto quello che era legalmente e umanamente possibile fare». Il 16 luglio appena ripresi i voli internazionali e grazie a una misura cautelare del giudice, Ilaria riabbraccia Leo. Ma solo per 5 giorni. «Nonostante e ancora una volta io abbia rispettato le regole, così non è stato poi per il padre che, una volta riavuto il bambino, ha nuovamente bloccato i contatti cercando di distruggere il mio ritrovato contatto con Leo, già minato da mesi di lontananza – conclude Ilaria – Presidente, se sono arrivata a scriverLe è perché veramente non so più cosa fare».

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