Durante una perquisizione spunta un’arma clandestina
Domenico Vasapollo (37 anni) è finito in carcere per una pistola con matricola abrasa Ieri il gip gli ha concesso gli arresti domiciliari
REGGIO EMILIA
La sua attività principale secondo l’accusa erano le fatture false, ma aveva una pistola con matricola abrasa ben nascosta nella soffitta della sua abitazione. È passato dal carcere agli arresti domiciliari Domenico Vasapollo, 37 anni, muratore incensurato, nato a Crotone e residente in centro storico a Reggio Emilia, fratello del più noto Vincenzo il quale, oltre ad essere una vecchia conoscenza – un esponente di spicco della criminalità calabrese e uno dei protagonisti della guerra di ’ndrangheta combattuta nella nostra città negli anni ’90 – è considerato dagli inquirenti una delle menti del sistema illecito portato a galla dall’operazione Billions.
Oltre ad essere coinvolto nei reati fiscali della maxi inchiesta, su Domenico Vasapollo è stato aperto un nuovo fascicolo per il reato di detenzione abusiva di arma.
Durante le perquisizioni a tappeto scattate all’alba di mercoledì scorso, nella soffitta dell’indagato i poliziotti hanno trovato una Beretta 7.65, avvolta nella stoffa e completa di munizioni. La Beretta, di produzione datata, è stata affidata all’analisi della balistica, per stabilire la storia pregressa dell’arma.
Ieri, durante l’udienza di convalida dell’arresto svoltasi in tribunale, Domenico Vasapollo si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il suo avvocato difensore Giuseppe Migale Ranieri, sostituito in aula dal collega Nicola Tria, ha chiesto la sostituzione della misura cautelare in arresti domiciliari, facendo leva sull’assenza di precedenti dell’indagato che ha sempre lavorato. Il gip Dario De Luca glieli ha concessi. —
AM.P.
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