Inchieste, clamori, accanimenti, ciocapiàt. Così Reggio Emilia è sempre caput mundi
Modello e laboratorio... Non c’è un avvenimento cittadino che non assuma un’importanza geopoliticamente superiore. Ne è un esempio la richiesta di scioglimento del Comune da parte dei 5 Stelle (alleati del Pd a Roma) per i dirigenti indagati
REGGIO EMILIA. Ostinati. Il massimo accanimento è quello dei 5 Stelle. Chiedono che il ministero della Pubblica Amministrazione mandi gli ispettori e domanda al ministro degli Interni se non sia il caso di sciogliere il Comune di Reggio Emilia. Il caso è quello giudiziario, scandito in due tempi.
Primo tempo: quello con 28 indagati fra cui dirigenti comunali dei quali 7 ancora in attività. Tra le ipotesi di reato l’istigazione alla corruzione e le turbative d’asta negli appalti pubblici.
Secondo tempo: quello sugli incarichi assegnati da 18 dirigenti comunali sulla base di un vecchio regolamento municipale, iter considerato illegittimo dalla Corte dei Conti prima e dalla Procura di Reggio poi.
Mercoledì parlamentari grillini – fra cui la reggiana vicepresidente della Camera Maria Edera Spadoni – hanno interpellato i ministri dell’Interno, dell’Economia e della Pubblica Amministrazione sullo “scioglimento del Comune e la sospensione del consiglio comunale”.
Immediata la risposta della segretaria provinciale del Pd, Gigliola Venturini: “È una richiesta fantasiosa di fronte a un fine indagini” (la vicenda è all’esordio giudiziario). La rappresentante dei dem reggiani ha riscontrato che nell’attacco frontale del M5s “l’attitudine grave a diffondere falsità per distogliere l’attenzione dal voto delle elezioni è inaccettabile”.
La Venturini fa derivare l’aggressività dei grillini dalla loro cura dimagrante. In due anni appena in città hanno perduto l’imperdibile. In via decrescente: alle politiche del marzo 2018 conseguirono il 29,4% dei consensi, alle comunali del giugno dell’anno scorso neanche approdarono allo storico ballottaggio attestandosi sul 14,7%, infine alle regionali del gennaio di quest’anno hanno toccato il 5,2%.
Altra sortita giovedì. Il deputato pentastellato di Reggio Davide Zanichelli commentando su Facebook ha fatto appello alle compagini politiche parlamentari affinché non mollino la presa sulla questione giudiziaria/comunale di Reggio Emilia: “Mi auguro che da tutte le forze politiche ci sia la massima collaborazione e la massima voglia di chiarezza così come ha espresso il Movimento 5 stelle più volte”.
Qui sta il problema. O meglio, il vulnus. Il M5s a Roma chiede rinforzi per fare chiarezza nel municipio di piazza Prampolini retto dal Pd e dintorni. A Roma M5s governa col Pd, di conseguenza l’appello di Zanichelli a chi è destinato: a Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia? O è una provocazione agli alleati Pd del Governo Conte? Oppure, ancora, si tratta di una vecchia, irrisolvibile, localissima e inguaribile baruffa?
Al riguardo va ricordato che non più di un mese fa i consiglieri comunali grillini di Reggio gelarono ogni aspettativa. Sul tavolo c’era il fresco risultato della consultazione sulla piattaforma Rousseau su un eventuale accordo col Pd nella futura amministrazione romana. La cronaca: i consiglieri comunali pentastellati Gianni Bertucci, capogruppo, Fabrizio Aguzzoli e Paola Soragni, presero le distanze: “Nel testo votato sulla piattaforma Rousseau era scritto possibilità, non obbligo o accordo generalizzato con una singola forza. A Reggio Emilia non cambia nulla. In questa città rimaniamo alternativi al Pd e a chi governa (male) questo Comune e pensiamo che si debba dare una alternativa pienamente democratica alla città del Tricolore”.
In sintesi: mai col Pd. Anzi, più che mai gli danno addosso. Lo ha rifatto il deputato Zanichelli sempre su Fb (allegro strumento per le determinazioni politiche) sempre giovedì.
“Alleanza strutturale sul territorio? Ma veramente?... E non decidiamolo a Roma sulle spalle degli elettori e dei territori. A Reggio Emilia, infatti, specie con quello che è successo ultimamente, vedrei molto difficile parlare di rinnovamento con chi rappresenta la continuità (problematica) decennale fatta di inutile consumo di suolo e scarsa tutela dell’ambiente”.
Lascio stare la botta che il M5s ha preso alla Regionali extraemiliane di una settimana fa. E sorvolo sulla baraonda interna che sta inquietando i diminuenti grillini. Prendo atto della sensazione della segretaria provinciale Pd Venturini che i pentastellati “pensano di buttare la polvere sotto il tappeto”.
La mia attenzione si fissa sull’esposizione nazionale del caso Reggio Emilia.
Non c’è infatti un avvenimento reggiano che non assuma un’importanza geopoliticamente superiore. Perché la vanità del cosiddetto “laboratorio” o la compiacenza del “modello” non funzionano soltanto con le cose buone e belle. Reggio Emilia è cronisticamente (cioè per i fatti) sempre alla ribalta. Dalla cronaca nera e nerissima a quella giudiziaria. Su quest’ultima si svolge anche la competizione politica, la bruta speculazione delle parti. È sempre il caso del M5s che sulla questione Bibbiano – ancora aperta – svolse una campagna puntuta. Ricordate? Di Maio appena l’anno scorso pronunziò: “Mai con il partito di Bibbiano”. Salvo poi abiurare, tradirsi. Un anno prima gridava anche “Mai con la Lega”.
Al di là dei testacoda da “ciocapiàt” dello spuntato leader grillino, è bene riflettere sull’anomalia reggiana. Mentre a Roma governa col Pd, qui il M5s rappresenta l’opposizione connaturata al Pd.
Connaturata perché i pentastellati di quaggiù sono della stessa pasta originaria della sinistra, così ostinati da assumere posizioni ancor più a sinistra. Ma l’ostinazione ha un difetto temporale. Nel 2024, quando Reggio tornerà alle urne per eleggere la nuova amministrazione, a che punto della descalation saranno i grillini rispetto all’odierno 5,2%? Se all’iniziativa parlamentare M5s sommiamo quella recentissima delle destre su Procura e Comune di Reggio emerge la conferma che qui può capitare di tutto, o qui tutto è sotto osservazione. Caput mundi (non chiamatelo paesone).
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