«Un drive-in per i piccoli e nuovi macchinari per riconoscere il Covid»
Il direttore sanitario dell’Ausl Nicoletta Natalini fa il punto sui tamponi «Ne analizziamo 1300 al giorno ma aumenteremo la capacità»
REGGIO EMILIA
Un nuovo spazio dedicato ai più piccoli, per sottoporli al tampone rispettando le loro esigenze e i loro tempi.
È già stato allestito nel parcheggio dell’ex San Lazzaro, a Reggio, e sarà attivato nei primi giorni di ottobre. «Sarà un punto “drive in” – spiega la dottoressa Nicoletta Natalini, direttore sanitario dell’Azienda Usl-Irccs di Reggio Emilia – e quindi non si scenderà dall’auto. Sarà dedicato ai bambini tra gli zero e i sei anni, che necessitano di una cura specifica. Per questo motivo insieme al personale Covid ci sarà sempre un pediatra. Tra un tampone e l’altro passeranno 20 minuti, per avere il tempo di coccolare un po’ i bambini: questo esame non è certo piacevole per loro. Ai più coraggiosi daremo una medaglietta».
Quella del San Lazzaro è solo l’ultima delle misure messe in campo dall’Ausl in questa fase di “attesa”. I numeri dei positivi e l’andamento del virus, infatti, dimostrano che il Covid sta rialzando la testa, e l’obiettivo è quello di non farsi trovare impreparati. Oltre al piano di riconversione dei posti letto ospedalieri in posti letto Covid elaborato per far fronte al periodo autunnale e invernale (con Guastalla, Scandiano e parte del Santa Maria Nuova individuati come possibili ospedali Covid), si sta anche lavorando per arrivare ad analizzare fino a 1500-1600 tamponi al giorno. «Al momento – spiega la dottoressa Natalini – arriviamo ad analizzarne 1300 al giorno e ne eseguiamo in prima battuta, tra punti drive in, ospedali e ambulatori Covid, un migliaio». In primavera, la media era di qualche centinaia.
Ma entro la metà di ottobre, spiega il direttore sanitario dell’Ausl, nel laboratorio del Santa Maria arriveranno altri macchinari che aumenteranno ulteriormente la capacità di analisi. E non solo: «Avremo a disposizione anche nuovi reagenti che ci permetteranno di capire, con un tampone e una sola analisi, se si tratta di influenza o Covid». Inoltre, sottolinea, «avere macchinari diversi che usano metodiche di analisi differente, oltre a permetterci di non dipendere da un solo fornitore, che rifornisce anche altre aziende, magari in tutto il mondo, visto che siamo di fronte a una pandemia globale, ci dà più sicurezza per quel che riguarda la capacità di rispondere alle esigenze del momento».
Attualmente in campo ci sono sei punti drive in sparsi tra Reggio e provincia, dedicati ai pazienti dai 7 anni in su. Ma i tamponi vengono eseguiti anche al Pronto soccorso, al termine di visite ambulatoriali se il medico dovesse accorgersi di sintomi sospetti, nel caso di visite urgenti e nelle 72 ore precedenti a un ricovero. Continuano a essere attivi gli ambulatori Covid e anche le Usca (Usca (Unità Speciali di Continuità Assistenziale), che visitano al bisogno anche a domicilio. «La differenza – spiega la dottoressa Natalini – è che nel picco della pandemia questi presidi erano attivi tutti i giorni, adesso invece cerchiamo di organizzare il carico di lavoro occupando tre giorni a settimana, ad esempio». Il tempo di attesa resta breve: «Solitamente un tampone viene eseguito nell’arco di 48 ore, ma vale il criterio di priorità, quindi può capitare che qualcuno possa aspettare un giorno in più». Il personale, di certo, non manca: «Parliamo di circa 46 persone, tra infermieri e Oss (operatori socio sanitari, ndr), solo nei punti drive in. Se consideriamo il personale impegnato nei test sierologici o ai check point superiamo le cento unità». E a proposito di test sierologici, conclude, «abbiamo iniziato il terzo giro sul personale sanitario. Stiamo monitorando con il terzo giro di tamponi anche tutto il personale che lavora nelle Cra (Casa residenze anziani) e nelle Asp (Aziende pubbliche di servizi alla persona)». —
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