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san martino, opposizione all’attacco 

«Sul palazzo inagibile l’autoassoluzione del sindaco non regge»

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SAN MARTINO IN RIO

Continua le polemiche sulla palazzina sgomberata per inagibilità con la replica dell’opposizione al sindaco Paolo Fuccio.

In seguito al consiglio comunale in cui il primo cittadino ha escluso ogni responsabilità da parte del Comune, i consiglieri di Alleanza Civica per San Martino Luca Villa, Maura Catellani, Davide Caffagni e di Progetto San Martino con Fabio Lusetti parlano di «paura, improvvisazione, impreparazione» e di una «stucchevole auto-assoluzione».

«Anzitutto, non possiamo che registrare l’evidente stato di paura di incontrare e spiegare di persona alla cittadinanza cosa sia successo», affermano, sostenendo pretestuosa la convocazione del consiglio in videoconferenza per Covid.

«A luglio avevamo già svolto il consiglio comunale in presenza e non si capisce perché ora non si possa più», spiegano. Entrando nel merito della vicenda i consiglieri proseguono: «Durante il lungo excursus della storia degli interventi edilizi realizzati sull’immobile dal 2012 in poi, la Giunta ha scaricato la responsabilità di tutto sui tecnici e progettisti privati che hanno curato, nel tempo, i vari interventi. In particolare, facendo riferimento alla legge regionale 15/2013 che prevede la Segnalazione certificata di agibilità, da essi firmata».

Una legge quella regionale che, sottolineano i consiglieri, all’epoca non era ancora entrata in vigore, perché risalente al primo luglio 2017. «Prima di questa data era il Comune ad autorizzare il Certificato di agibilità – attaccano i consiglieri – Alle richieste di chiarimenti in merito durante il consiglio, è sceso il silenzio: è chiaro che la confusione normativa porta a mistificare i fatti e le responsabilità all’errato e pretestuoso fine di auto-assolvere troppo facilmente il Comune».

I consiglieri di opposizione hanno anche con altri argomenti. «Il Comune ha effettuato anche diversi sopralluoghi nel corso degli anni: Com’è stato possibile che nessuno si sia reso conto dello stato in cui versava l’intero immobile? E come è possibile che stando a quanto riferito dal sindaco a dicembre 2019 fosse tutto agibile fuorché il sottotetto e dopo 7 mesi senza terremoti, alluvioni o tornado l’edificio diventi non solo totalmente inagibile ma anche pericoloso?». Ed ancora: «Se davvero fosse stato a norma, su quali presupposti la Regione, Comune e il sindaco hanno autorizzato a gennaio scorso gli interventi di ripristino post-sisma?». —

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