Tre sacerdoti e tre diaconi la Chiesa reggiana in festa
Don Tommaso Catellani, don Matteo Tolomelli e don Alessandro Zaniboni sono i nuovi presbiteri consacrati in Duomo dal vescovo Massimo
REGGIO EMILIA
Nel corso di una cerimonia solenne, celebrata ieri in Duomo dal vescovo di Reggio e Guastalla, monsignor Massimo Camisasca, la Chiesa reggiana ha ricevuto il dono dell’Ordinazione di tre sacerdoti e di tre diaconi tra i seminaristi. I nuovi presbiteri consacrati sono don Tommaso Catellani, 26 anni, della parrocchia di Santa Eulalia in Sant’Ilario, membro della Comunità sacerdotale “Familiaris Consortio”, avviato allo studio della Teologia liturgica alla Pontificia Università della Santa Croce; don Matteo Tolomelli, 32 anni, della parrocchia San Martino Vescovo in San Martino in Rio, appartenente alla Comunità sacerdotale “Familiaris Consortio”, che prosegue lo studio della Teologia fondamentale alla Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale; don Alessandro Zaniboni, 26 anni, della parrocchia Santi Pietro e Paolo in Pieve di Guastalla, avviato allo studio della Teologia pastorale alla Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale.
Nel corso della messa, molto partecipata dai fedeli reggiani, dai parenti dei sei giovani e dalla comunità Familiaris Consortio, hanno ricevuto l’ordinazione diaconale Sebastiano Busani, Paolo Lusvardi e Marcello Mantellini.
Nell’omelia, monsignor Camisasca ha ringraziato chi ha curato il loro cammino: il rettore del seminario, don Alessandro Ravazzini, il vice rettore, don Luigi Orlandini, don Matteo Bondavalli, il superiore della Familiaris Consortio, don Pietro Adani; i padri spirituali: don Edoardo Ruina, don Pietro Paterlini, don Riccardo Mioni. «Saluto e ringrazio – ha aggiunto il vescovo – anche i professori dello Studio Teologico Interdiocesano e in particolare don Daniele Moretto, che lo ha diretto per la maggior parte degli anni in cui i nostri candidati agli ordini hanno studiato. Un saluto pieno di affetto anche ai vostri parroci: don Fernando Borciani, don Pietro Paterlini, don Nildo Rossi, don Luigi Rossi, don Guerrino Franzoni e don Stefano Manfredini. Saluto con affetto il vescovo Adriano, mio predecessore su questa cattedra».
La vocazione – ha spiegato monsignor Camisasca commentando anche il Vangelo – «è essere chiamati ad ascoltare e accogliere il grido di disagio che sgorga dal nostro cuore e da quello dei nostri fratelli per accompagnarlo verso la conversione. L’evangelizzazione non è solo un annuncio, ma è un accompagnamento, fino all’ingresso stabile nella Chiesa attraverso i sacramenti. Ogni vocazione, e in particolare la vocazione sacerdotale, è suscitata da Dio come strada per interpellare gli uomini e invitarli nella sua vigna, nel suo Regno».
Nel vangelo «che abbiamo ascoltato – ha aggiunto – si parla della fine della vita di Gesù. Come allora, forse più di allora, il mondo sembra procedere nell’ateismo e nel rifiuto. Oggi è in atto una vera e propria decostruzione di ciò che è nato dal Cristianesimo. Si pensi al rinnegamento di ciò che riguarda l’uomo, la sua natura e la sua identità. A noi non interessa ricostruire una civiltà cristiana, interessa però sommamente indicare le strade per la felicità dell’uomo. Ciò che sta a cuore a Cristo e ai cristiani è solo questo: aiutare l’uomo a salvarsi dalla dissoluzione e dalla dissipazione. Questo è il senso di ciò che diciamo sulla vita, sulla famiglia, sull’identità sessuale, sull’eutanasia, ecc. È questo il senso del nostro parlare e del nostro operare, del nostro interesse e della nostra simpatia per ogni uomo e per ogni sfumatura dell’esperienza umana».
Quando si incontra una difficoltà – pensate a cosa è accaduto con il Covid, per esempio – «coloro che credono pensano che Dio li voglia punire o li abbia abbandonati, mentre quelli che non credono pensano che questa sia un’ulteriore prova dell’assenza di Dio. Le due risposte – Dio non c’è o, se c’è, è la causa del male – sono ambedue sbagliate. Dio non vuole punire, ma desidera convertire, convertirci dalla nostra malvagità per farci vivere pienamente, come dice il profeta Ezechiele (cfr. Ez 18, 27-28). Il compito del sacerdote è proprio quello di intercettare queste domande dell’uomo e di portarle a Dio, facendosi eco presso gli uomini della voce del Padre che chiama e invita a entrare nella vita vera. Il sacerdote è colui che, soprattutto attraverso la celebrazione dei sacramenti, l’insegnamento e l’esempio stesso della sua vita, suscita nel popolo la nostalgia per la vita vera, per la comunione e per la verità». —
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