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LA STORIA 

Il padre Virginio e i quattro figli tra le 23 vittime di Villa Sesso

Adr.Ar.
Il padre Virginio e i quattro figli tra le 23 vittime di Villa Sesso

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REGGIO EMILIA

Il Cantiere Resistente di Casa Manfredi ricorda otto abitanti di Sesso, appartenenti a famiglie contadine antifasciste che negli ’40 cercavano come potevano di collaborare con le nascenti squadre partigiane. Otto vittime, non le uniche piante dal borgo reggiano in quel periodo. Nella famiglia Manfredi, che viveva proprio nel casolare dove oggi si trova il murales, perdono la vita il padre Virginio e i figli Alfeo, Gino, Aldino e Guglielmo; nei Miselli, muoiono il padre Ferdinando e i figli Remo e Ulderico. Il giovane Alfeo Manfredi viene fucilato nella notte fra il 16 e il 17 dicembre 1944 insieme ad altri tre giovani residenti in zona, sorpresi ad ascoltare radio Londra, l’emittente alleata che trasmetteva per informazioni gli abitanti sottoposti alla censura mediatica fascista. Pochi giorni dopo, una grande operazione porta a uno dei giorni più sanguinosi per il paese. Il 20 dicembre circa 180 uomini comandati dal maggiore Attilio Tesei eseguono 432 fermi, conclusi con 57 arresti e 14 fucilazioni, uccisioni tutte avvenute vicino alla cooperativa locale. Fra i caduti, i Manfredi e i Miselli.

Nei mesi seguenti, arrivano altre vittime e alla fine del conflitto il totale dei morti di Villa Sesso è di 23 persone. Diverse case isolate vengono usate dai resistenti.

La residenza dei Montecchi-Davoli ospita a lungo il comando provinciale delle brigate partigiane Sap, dai Miselli e dai Catellani erano nascoste armi destinate alla montagna mentre dai Manfredi si tennero parecchie riunioni del Partito Comunista e del Comitato di Liberazione Nazionale.

Proprio per questo, si è scelta la fine di settembre per l’inaugurazione: 77 anni fa, il 28 settembre 1943, alla chiesa di San Francesco in centro si tenne la prima riunione del Cln reggiano. Fra i presenti, il futuro sindaco Cesare Campioli. —

Adr.Ar.

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