Il 55enne resta in cella «Volevo spaventarlo l’arma non funziona»
POVIGLIO
Rimane in cella Maurizio Baldassarre Ponzio (nella foto in aula), 55enne siciliano che è accusato di tentato omicidio, detenzione e porto abusivo di armi e ricettazione. L’ha deciso ieri mattina – in tribunale a Reggio Emilia – il gip Dario De Luca che ha convalidato l’arresto ed accolto la richiesta della misura cautelare in carcere avanzata dal pm Maria Rita Pantani, titolare del fascicolo. Gli avvocati difensori Costantino Diana ed Alessandro Magnani avevano chiesto gli arresti domiciliari con l’ausilio del braccialetto elettronico, ma il magistrato giudicante è stato di diverso avviso.
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, alla base del grave episodio, ci sarebbero già pessimi rapporti di vicinato. Ma a scatenare l’ultima spropositata reazione sono stati i lavori di potatura, con alcuni rami e foglie che sarebbero finiti nella proprietà confinante del siciliano vicino della vittima, un 78enne di Poviglio. I due per questa ragione hanno cominciato a discutere animatamente. Dalle parole, ben presto sono passati ai fatti venendo alle mani e dandosele reciprocamente. Dopo la lite il siciliano è tornato a casa. Ma non per ritrovare la calma. Bensì per recuperare una pistola. Ha posizionato l’arma nel muretto del cancello del vicino, ha preso la mira e ha sparato. Meno male che l’arma si è inceppata e il colpo non è esploso con il proiettile che fuoriuscito dalla camera di cartuccia è stato recuperato dalla vittima e poi consegnato ai carabinieri di Poviglio e Gattatico successivamente intervenuti su sua chiamata. La perquisizione nella casa di Ponzio portava al rinvenimento dell’arma: una pistola Bernardelli calibro 7,65 risultata rubata nel luglio di vent’anni fa in un’abitazione di Cadelbosco Sopra.
Ieri il 55enne – ex imprenditore edile, ora commercia in auto – ha risposto alle domande del gip De Luca e sostanzialmente ha rimarcato come giovedì scorso lui volesse solo spaventare il vicino di casa, perché sapeva che quella pistola era caricata con proiettili inutilizzabili, avendo già provato a sparare anni prima, non riuscendovi. E per far tremare il rivale aveva scarrellato l’arma ed un proiettile era uscito. Relativamente alla pistola, ha detto di averla trovata vent’anni fa in una siepe, avvolta in uno straccio, mentre stava facendo dei lavori edili in un casolare a Cadelbosco Sopra. I due difensori intendono chiedere una perizia sulla funzionalità di quell’arma. —
t.s.
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