Chiesti 19 anni per Brescia e 12 per Arena
BOLOGNA
Proseguono le udienze del maxi processo Aemilia di secondo grado, con ieri però un programma sdoppiato.
Il perché è presto detto. Nei mesi scorsi l’astensione per incompatibilità del giudice Giuditta Silvestrini ha portato alla formazione di un collegio tutto al femminile (presiede Valentina Tecilla, a latere Cristina Bellentani e Stefania Di Rienzo) che giudica tre posizioni: l’imprenditore 53enne Pasquale Brescia e sua moglie (Rosaria Ameglio) e l’ex maresciallo dei carabinieri Alessandro Lupezza. Filone che ieri in Corte d’appello è entrato nel vivo. Il sostituto pg Luciana Cicerchia ha chiesto la conferma della condanna in primo grado per Brescia, mettendo però in continuazione le due sentenze (con rito abbreviato ed ordinario): da qui la richiesta di 19 anni di cella (rispetto ai 22 anni e 9 mesi comminati nell’aula-bunker di Reggio Emilia) per associazione mafiosa e intestazione fittizia. A seguire l’arringa del difensore Gregorio Viscomi culminata con la richiesta d’assoluzione, mentre il secondo legale che tutela Brescia (cioè Alfredo Gaito) prenderà la parola nella prossima udienza. Poi è stata affrontata l’imputazione (reati in concorso con il marito) relativa alla 51enne Ameglio: l’accusa ha chiesto la conferma della pena (4 anni e 6 mesi di carcere), mentre i difensori Viscomi e Antonio Mancino hanno puntato sull’assoluzione. Molto battagliata pure la posizione di Lupezza, focalizzata su controlli in banca-dati su un’auto per conto di Brescia che lo ringraziò. Sempre il sostituto pg Cicerchia ha chiesto una pena di 5 anni come disposto in primo grado. Di tutt’altro avviso l’avvocato difensore Francesca Basco che ha evidenziato come per lo stesso reato «per Brescia il gup escluse l’aggravante mafiosa dell’articolo 7 e poi la sentenza venne impugnata in Appello dalla difesa ma non dalla Procura e in secondo grado fu confermata l’esclusione». E la difesa rimarca come «per Lupezza non vi sia prova della divulgazione delle notizie e del favoreggiamento dell’associazione mafiosa». Parallelamente, nell’aula-bunker della Dozza, è stata chiesta la conferma della pena (12 anni e mezzo) per Carmine Arena (37enne di Cadelbosco Sopra). Il difensore Laura Ferraboschi – depositando anche una memoria – ha invece chiesto l’assoluzione. —
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