Dopo 34 anni di servizio il capoturno Vernaci saluta i vigili del fuoco
reggio emilia
In oltre tre decenni di carriera vissuti sempre sul campo il vigile del fuoco Roberto Vernaci ha vissuto momenti drammatici ma anche di grande gioia. Momenti che ieri, durante la cerimonia organizzata per il suo pensionamento, gli sono ritornati tutti alla mente.
Raggiunti i 60 anni, come prevede il regolamento del corpo, il reggiano saluta una carriera e una vita che lo hanno accompagnato per 34 anni, saluta un lavoro che è stato una passione e colleghi che sono diventati parte della sua famiglia. E a omaggiarlo con i mezzi schierati e le sirene dei pompieri, come avviene abitualmente a Reggio al pensionamento di un vigile del fuoco, ieri la sua famiglia c’era tutta. Dopo il diploma da perito agrario nel 79, Vernaci sostiene il concorso e nell’86 entra nel corpo. Una carriera passata quasi per intero in territorio reggiano e che lo ha portato da ausiliario a vigile, fino a diventare caposquadra, caporeparto e infine uno dei quattro capiturno provinciali.
«Tra ieri e oggi ho visto un affetto incredibile – racconta – non ho dei colleghi ma degli amici, delle persone che tengono a me perché quando si parla di famiglia lo siamo anche noi vigili del fuoco. Ho cercato in questi anni di dare il mio contributo per migliorare, nel nostro lavoro ci vuole capacità, voglia di fare e collaborazione senza scegliere la strada più facile. La questione fondamentale è la percezione del rischio, la maggior parte di noi è capace di discernere fra quello reale e quello fittizio. Non siamo dei fenomeni ma solo dei professionisti che sanno come affrontare le situazioni».
Anche per i vigili del fuoco, però, ci sono dei momenti drammatici che resteranno per sempre indelebili nella memoria. Per Vernaci è stato l’episodio del 9 marzo 2013, quando un’esplosione al furgone-rosticceria provocò la morte di tre persone e il ferimento di undici persone (di cui cinque gravissime) in piazza della Repubblica, a Guastalla. «Quando ci hanno chiamato – conclude Vernaci – ci hanno riferito di un incendio di una bombola del gas e siamo partiti da Guastalla con la previsione di affrontare un rogo semplice. Invece ci siamo trovati davanti a uno scenario drammatico, quasi come fosse stato un attentato. In pochi secondi abbiamo dovuto decidere cosa fare, e consideri che poco tempo prima alcuni colleghi erano stati feriti seriamente in un altro intervento. Con tutto questo in mente ho mandato i miei uomini ad affrontare un rischio oggettivamente oltre il limite del tollerabile, pur consapevoli che purtroppo non avremmo potuto salvare nessuno con quelle fiamme». —
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