Lambrusco, c’è il via libera alla fusione dei tre consorzi
Dopo il voto delle assemblee, dal primo gennaio l’unificazione diventa operativa Fra Reggio, Modena e Bologna una produzione superiore a 42 milioni di bottiglie
REGGIO EMILIA
Una volta la tavola era normalmente apparecchiata con prodotti “nostrani”, a chilometri poco più che zero. Oggi le specialità enogastronomiche, valorizzate da Dop e Docg, viaggiano nel mondo e qualche volta devono allearsi per imporsi meglio nel mercato globale. È il caso del vino tipico dell’Emilia, che supera i confini provinciali grazie alla fusione fra i consorzi di tutela dei lambruschi di Modena, Reggio e Bologna.
Lo scorso 26 giugno i rispettivi consigli d'amministrazione avevano espresso parere favorevole all’unificazione, che è stata recentemente approvata dalle assemblee plenarie dei produttori e diventerà operativa dal primo gennaio 2021. Il nascituro Consorzio Tutela Lambrusco farà perno su Modena e risulterà dalla fusione per incorporazione fra il Consorzio Tutela del Lambrusco di Modena, il Consorzio per la Tutela e la Promozione dei Vini Dop Reggiano e Colli di Scandiano e Canossa e il Consorzio di Tutela Vini del Reno Doc. Vi sono rappresentate otto denominazioni: Lambrusco di Modena Doc, Lambrusco di Sorbara Doc, Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Doc, Lambrusco Salamino di S. Croce Doc, Reggiano Doc, Colli di Scandiano e di Canossa Doc, Reno Doc e Bianco di Castelfranco Emilia Igt.
La produzione complessiva, derivante da 16.600 ettari di vigneti, è arrivata l’anno scorso a superare i 42 milioni di bottiglie e a raggiungere quasi i 170 milioni comprendendo anche quelle certificate Igt (indicazione geografica tipica).
«Il voto unanimemente favorevole delle assemblee dei soci – sottolinea Claudio Biondi, presidente del consorzio modenese – era l’ultimo passaggio dell’operazione finalizzata a valorizzare l’immagine di uno dei vini più rappresentativi d’Italia. Il nuovo consorzio consente ad un distretto che ha numeri importanti di poter decidere insieme le strategie di comunicazione e condividere progetti di promozione internazionale, pur lasciando l’assoluta indipendenza decisionale delle singole denominazioni». —
l.s.
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