Ultimo giorno in divisa per Fausto Miari
L’ispettore superiore della polizia salutato con una breve cerimonia: «Mi sono arruolato a 18 anni, oggi ne ho 60»
REGGIO EMILIA
Ultimo giorno in divisa, ieri, per l’ispettore superiore della polizia di Stato Fausto Miari, 60 anni: da oggi Miari, dopo 42 anni di servizio dei quali ben 25 passati alla Digos, è in pensione per raggiunti limiti di età.
Ieri il questore dottor Giuseppe Ferrari, insieme al dirigente Lucio Di Cicco del quale è stato il braccio destro, lo hanno salutato con una breve cerimonia e gli hanno consegnato la Medaglia del Capo della Polizia in segno di gratitudine per la lunga e brillante carriera. «Mi sono arruolato a 18 anni il 1° dicembre 1978 in quello che allora si chiamava “Corpo delle guardie di pubblica sicurezza”, che solo nel 1981 con la riforma e la demilitarizzazione è diventata polizia di Stato. Sono l’ultimo appartenente a quella generazione, l’ultimo effettivo rimasto nella provincia di Reggio Emilia – ha dichiarato Miari, reggiano doc, due figlie –. In questi oltre quattro decenni la polizia ha subìto grandi trasformazioni. Ho assistito a una evoluzione epocale, con l’ingresso delle donne, degli ausiliari, dei sindacati, che prima non c’erano. Un altro mondo, tantissimi i ricordi».
Il primo incarico è stato un anno al Reparto Celere di Bologna: una sorta di battesimo del fuoco. «Erano i primi anni di piombo, il periodo turbolento del sequestro Moro: gli scontri di piazza erano frequenti. All’epoca erano davvero pochi i reggiani che entravano in polizia».
Miari ha sperimentato tutte le specialità della polizia: dopo la Celere, ha passato sette anni alla Volante a Bologna e a Parma, fino al ritorno nel 1987 a Reggio, dove è rimasto ininterrottamente fino ad oggi. Prima sette anni alla Mobile. «Una grande scuola, nella Mobile ci si occupava di tutto, dalla criminalità organizzata alla cattura di latitanti di ‘ndrangheta e camorra, dallo spaccio di droga ai reati contro la persona». Numerosi gli arresti passati alla storia della cronaca locale. «Sì ma non voglio citare fatti specifici, per rispetto alle persone che sono state coinvolte». Infine Miari ha passato un quarto di secolo alla Digos, dove è stato responsabile della Sezione Informativa occupandosi di indagini su gruppi estremisti ed eversivi, di terrorismo internazionale (tra gli altri, Mohamed Daki) e più di recente dell’organizzazione della sicurezza di grandi eventi politici, musicali e sportivi.
Non stupisce che, con questa esperienza, sia diventato stretto collaboratore del dirigente della Digos (prima il dottor Fabio Rizzo e poi Di Cicco) e un punto di riferimento per i superiori e per i colleghi. «Ho avuto un buon rapporto con tutti – ha proseguito Miari –. Cosa farò in pensione? Non ne ho idea, devo ancora pensarci».
A coloro che sono entrati di recente in polizia, come i giovani arrivati in servizio a Reggio, l’ispettore superiore augura «le stesse soddisfazioni che ho avuto io. Quando hai la fortuna di fare il lavoro che ti appassiona, anche i sacrifici non pesano». —
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