«Dopo le rivolte alla Pulce sezioni ancora da riparare»
La manifestazione dei sindacati davanti al carcere reggiano in un volantinaggio di protesta «Irrisolti tutti i problemi segnalati nei mesi scorsi»
REGGIO EMILIA.
«Devono ancora essere riparate e messe in sicurezza le sezioni detentive maschili danneggiate dalla rivolta dell’8 marzo scorso», quando i detenuti insorsero per le mancate misure anti Covid e costrinsero la polizia ad intervenire in tenuta antisommossa. È una delle lacune lamentate durante il sit-in della polizia penitenziaria, ieri mattina davanti al carcere della Pulce, dove una trentina gli agenti hanno effettuato un volantinaggio. Una manifestazione organizzata da tutte le organizzazioni sindacali della polizia penitenziaria, ovvero otto sigle provinciali, sostenute a livello regionale e nazionale: Michele Malorni (Sappe), Matteo Di Florio (Osap), Leonardo Cannizzo (Uil), Anna La Marca (Sinappe), Vincenzo Coccoli (Uspp), Vito Bonfiglio (Cisl), Salvatore Leanti (Cnpp) e Angelo Latino (Cgil).
È la seconda volta che le varie sigle si muovono all’unisono: la prima volta risale al febbraio scorso, in periodo pre-Covid. «Da allora non è cambiato nulla, ad eccezione di un aspetto: l’amministrazione regionale ha accolto la nostra richiesta di unificare due Sezioni detentive femminili (le comuni e le “z”, le familiari di collaboratori di giustizia). In questo modo abbiamo potuto razionalizzare le risorse umane, visto che le agenti donne necessarie sono sufficienti per la gestione di un solo reparto femminile», hanno dichiarato i rappresentanti sindacali.
Sulle altre richieste, già avanzate, non si è mossa foglia. Per questo motivo le sigle hanno riproposto questioni datate e mai risolte in una lettera aperta indirizzata al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e al Capo Dipartimento di Roma, Bernardo Petralia, «nella speranza che si facciano carico di risolvere le problematiche».
Queste ultime sono state sintetizzate in nove punti: riposi settimanali e ferie saltate a causa di turni straordinari estenuanti; tipologie di detenuti troppo variegata; carenza di figure sanitarie, psichiatriche e di riabilitazione; ritardi da parte dell’Ufficio di Sorveglianza; manutenzione e riparazione degli impianti tecnologici; infiltrazioni d’acqua piovana nella caserma, palestra, mensa e bar della penitenziaria. —
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