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È il quinto infortunio mortale dall’inizio dell’anno in provincia

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REGGIO EMILIA

Morire durante il lavoro. Anche quest’anno la provincia di Reggio ha dovuto fare i conti con le cosiddette morti bianche. Il 2020 si era aperto con l’infortunio sul lavoro mortale alla cantina di Massenzatico: Sandro Santini, 52 anni, stava pulendo una delle cisterne per la vinificazione quando era stato risucchiato all’interno e straziato da una ventola. Una morte terribile per l’uomo, residente nella frazione reggiana assieme alla moglie e a tre figli. A febbraio è morto, colpito da un albero che stava segando, Cesare Moscatelli. Aveva 75 anni. L’uomo residente a Corniano di Bibbiano, era molto conosciuto in zona. Gestiva un’azienda agricola a San Polo assieme a suo figlio. Impressione, nel mese di aprile, aveva suscita la morte di Bouna Seye, 52 anni, investito in via Matilde di Canossa a Quattro Castella mentre raccoglieva i sacchi degli sfalci verdi dal camion guidato da un connazionale di poco più giovane.

In montagna, nel luglio scorso, aveva suscitato impressione la morte a soli 26 anni dell’elettricista dell’Enel Davide Scaruffi durante un intervento nel Carpinetano. A questo proposito, una inchiesta sta cercando di capire se si sia trattato di malore o di una scarica. —

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