Gli affari in Paraguay con l’ex leader dei Mar
Il carteggio fra il fratello di Bellini e l’allora latitante Orlando Nelle indagini degli anni ’80 le protezioni in America Latina
REGGIO EMILIA
Un carteggio dal Paraguay fra Gaetano Orlando, uno dei fondatori dei Mar, il Movimento di Azione Rivoluzionaria, e Guido Bellini, fratello della Primula Nera Paolo. Due lettere finite agli atti della prima inchiesta sulla strage di Bologna, nel 1982, quando già si scandagliò la figura di Paolo Bellini-alias Roberto Da Silva come possibile esecutore della strage, prima del proscioglimento arrivato dieci anni dopo, nel maggio 1992, ora revocato per arrivare fino alla richiesta di rinvio a giudizio.
Le lettere in questione riguardavano uno scambio commerciale di ceramiche datato ottobre 1980, per conoscenza recapitate anche all’Italmundial di Puianello del fratello di Paolo, Guido, che secondo le indagini dell’epoca un mese prima di morire confidò a un detenuto che la Primula Nera aveva partecipato alla strage di Bologna. Sull’allora latitante leader dei Mar Orlando, indicato come «gerente della Ditta Tecnimport S.r.l», nel 1982 pendevano tre mandati di cattura ed un ordine di cattura – emessi dai tribunali di Brescia e Firenze – per concorso in associazione per delinquere, concorso in furti aggravati e per concorso nell’omicidio Occorsio, oltre che una condanna in Appello a 15 anni.
Un collegamento emerso nell’inchiesta degli anni 80 esplorando quella galassia di sigle nere attive nel periodo stragista. E tentando di mettere a fuoco quella protezione di cui gli estremisti neri godevano nei Paesi dell’America Latina, dove riparò lo stesso Bellini durante la latitanza.
Sulla figura di Gaetano Orlando, sempre nel 1982 Bellini-Da Silva venne interrogato dall’allora procuratore di Reggio, Giancarlo Tarquini, che gli chiese se avesse mai incontrato l’ex leader dei Mar in Paraguay.
«Tale nome non mi dice niente solo vedendolo potrei dare una risposta precisa», rispose Bellini-Da Silva, negando ogni forma di conoscenza al pari di quanto fece, anni dopo, anche per quanto riguarda una sua conoscenza con Stefano Delle Chiaie, leader di Avanguardia Nazionale morto nel dicembre scorso, di cui la Primula Nera parlò nel 2014: «Mai visto e mai conosciuto».
Di Orlando, invece, parlò proprio Delle Chiaie, nel 1997, durante un’audizione nella Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi. Un’audizione in cui l’ex leader di Avanguardia Nazionale spiegò dal suo punto di vista le ragioni che lo portarono a sequestrare proprio Orlando.
E in cui spunta il nome di un personaggio come Umberto Federico D’Amato, deceduto ma tornato ora al centro dell’inchiesta mandanti.
«C’è una testimonianza di Gaetano Orlando del 2 agosto 1993 che dice di un incontro avuto tra lei, lui e Umberto Federico D'Amato nel corso di una permanenza in Spagna in cui lei avrebbe incontrato addirittura Cossiga», viene chiesto a Delle Chiaie.
«Ho sequestrato Orlando in Spagna e l’ho interrogato sui rapporti che poteva avere con i Servizi», risponde Delle Chiaie, negando di aver incontrato Cossiga e giudicando «una menzogna» il suo incontro con D’Amato. —
E.Spa.
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