Goldoni, uno spiraglio in vendita il marchio
Rinviata la decisione sul concordato della storica azienda Per i lavoratori l’obiettivo principale è trovare un acquirente
Serena Arbizzi
RIO SALICETO
Carpi e Rio attendono con il fiato sospeso la decisione del tribunale sulla richiesta di concordato presentata dalla Goldoni. Oltre 200 lavoratori, e le loro famiglie, sono coinvolti in prima persona nella vertenza, diventata un caso nazionale e diplomatico, visto che nella proprietà della storica azienda di macchine agricole è presente il governo cinese.
IL TRIBUNALE
Se a breve si attende la convocazione di un nuovo tavolo al Mise insieme al Ministero del Lavoro, il tribunale ieri avrebbe dovuto pronunciarsi sul concordato, ma tutto è stato rimandato a oggi dopo ulteriori approfondimenti che l’organo giudiziario si è riservato di compiere. Dal palazzo di giustizia, infatti, è arrivata la richiesta alla proprietà di recapitare alcuni documenti che serviranno a integrare la valutazione. «Il tribunale vuole documenti aggiuntivi a quelli già forniti – spiega il sindacalista di Cgil Fiom, Angelo Dalle Ave, insieme ai lavoratori in presidio permanente davanti allo stabilimento dal primo settembre – Sappiamo che c’è stata una conference call con la Cina per chiarire queste richieste». Dalle Ave ha inoltre parlato con Andrea Bedosti, general manager di Lovol: «Il presidente del tribunale ha chiesto documentazione per finalizzata a svincolare il marchio per rendere più facile un cambio di proprietà. Se sarà così credo sia scongiurato il fallimento e si apre la possibilità di una amministrazione controllata».
IL MARCHIO
L’obiettivo per cui si sta lavorando è quello di trovare un compratore italiano che acquisti la Goldoni. Tanto più ora che la proprietà ha “liberato” il marchio, inserendo nel pacchetto concordatario la possibilità del ritorno sul mercato dello storico brand. «Rivolgo un appello a un imprenditore italiano che voglia investire sulla storia di questo territorio e sulla professionalità dei tanti addetti che operano in questo stabilimento – spiega Emanuele Sologni, dipendente Goldoni e componente della Rsu –Ci sono quasi cinque milioni di macchine già vendute da finire. E un milione di ricambi. Ad alcune di queste mancherebbero pezzi per poche decine di euro». Eppure quei mezzi sono nel cortile, circondati dalle erbacce e dalla frustrazione di chi vorrebbe lavorare, ma non lo può fare perché è tutto bloccato da una vertenza complicatissima. Leo Puca, lavoratore, parla di «sciacalli arrivati qui a depredare le nostre eccellenze», durante la diretta televisiva dal presidio con la trasmissione “L’aria che tira”, su La 7. È intervenuto anche Carlo Calenda, leader di Azione, per consigliare ai sindacati di verificare «se c’era l’obbligo di notifica dell’acquisto da parte dei cinesi o se sia stato violato». Si tratta di una misura adottata quando Calenda era ministro per regolare i rapporti commerciali con gli Stati esteri.
L’ESIBIZIONE
Non si esibirà davanti alla Goldoni la Banda Popolare dell’Emilia Rossa. Il motivo indicato dalla banda risiede nel diniego fornito dalla Cgil di Modena, dopo l’annuncio che terranno un’esibizione anche sabato alla manifestazione Si Cobas: «Siccome suoneremo alla manifestazione del Si Cobas, non potremo andare a suonare davanti alla Goldoni a causa dei problemi di “tensione politica” che esistono tra le due organizzazioni». —
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