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Il mistero del fucile e dei conti in svizzera di Roberto Da Silva

E.Spa.

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REGGIO EMILIA

Una carabina 270-5 colpi Winchester e un fucile calibro 12 a pompa di marca Ithaca Gum (Usa), entrambi ceduti da Da Silva-Bellini a un’armeria bolognese fra il febbraio e il marzo 1980. E poi un fucile a pompa Calibro 12 a 3 colpi marca Beretta e una carabina 30-6 marca Remington.

Sono le armi di cui Paolo Bellini – all’epoca Roberto Da Silva – denunciò il possesso al commissariato di Foligno, durante la sua latitanza, emerse nel corso della prima inchiesta sulla strage.

Armi sulle quali la Primula Nera reggiana – ancora sotto la falsa identità brasiliana – fu sottoposto a interrogatorio subito dopo il suo arresto a Pontassieve, in provincia di Firenze, dove Bellini venne sorpreso al volante di un camion carico di mobili rubati.

In particolare, una delle domande riguardava uno dei fucili, di cui si erano perse le tracce. «Quando fui arrestato dai carabinieri di Pontassieve la notte del 15 febbraio 1981 – rispose Bellini – il capitano Sticchi comandante dei carabinieri di Pontassieve mi chiese le denunce dei due fucili che i carabinieri di Foligno avevano trovato nella mia stanza d’albergo: si trattava di un fucile a pompa calibro 12 e della carabina Remington. Quindi quando fui arrestato il fucile in questione era ancora nella mia stanza d’albergo. Ricordo che mostrai al capitano Sticchi, il quale stava parlando al telefono con i carabinieri di Foligno, le denunce dei due fucili. Egli non mi disse che mancava un fucile».

Durante l’interrogatorio, vennero poste domande anche per capire da dove provenissero le risorse economiche di cui disponeva l’allora sedicente Da Silva, compresi alcuni conti in Svizzera. «Commerciavo in mobili antichi – la risposta – Circa i miei mezzi di sostentamento chiarisco che venendo dal Brasile in Italia portai con me del denaro mio di cui non voglio precisare l’ammontare. I soldi che ho versato nei miei conti correnti sono in parte soldi che ho portato dal Brasile e in parte soldi che ho ottenuto commerciando mobili».

Quanto ai conti svizzeri, «dichiaro che è un problema svizzero e non italiano, non ho altro da aggiungere». —

E.Spa.

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