Tre nuove ciclabili per il turismo slow
Nasceranno a Cerreto, Gatta e Sologno con un investimento di un milione 360.000 euro. Le realizzerà il Parco nazionale
VENTASSO E VILLA MINOZZO
Fanno bene al turismo e anche all’ambiente. E visto il boom di presenze durante l’estate appena trascorsa, con almeno il 60 per cento in più di turisti rispetto all’anno precedente – “regalo” atteso del post-lockdown e in periodo di distanziamento forzato – la montagna si organizza e punta sullo sviluppo sostenibile.
Quello lento, sulle due ruote, poco impattante ma di gran moda e premiante anche dal punto di vista economico. E lo fa investendo sulle piste ciclabili con tre nuovi tracciati lungo le aree più belle e panoramiche dell’Appennino reggiano, in zone battute dagli appassionati, con percorsi paralleli alle strade provinciali del Crinale, ma in sede autonoma per garantire il massimo di sicurezza e con l’obiettivo di sottrarre traffico automobilistico. Insomma, una scommessa.
I tre tratti di ciclabile – i primi di questo tipo nella montagna reggiana – saranno realizzati dal Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano entro un paio di anni, se tutto filerà liscio, grazie a un finanziamento di un milione 360.000 euro del ministero dell’Ambiente, nell’ambito del programma “Parchi per il clima”). Piste progettate sinergicamente da un comitato composto da Parco, Provincia, Comuni di Ventasso e Villa Minozzo. Il protocollo d’intesa è stato firmato ieri mattina nella sede dell’Amministrazione provinciale. Il primo e più complesso tracciato è quello dal passo del Cerreto a Cerreto Laghi, nel Comune di Ventasso. «Si tratta di pochi chilometri – ha spiegato il presidente del Parco, Fausto Giovanelli – ma di complessa realizzazione, che avranno un costo di 728.000 euro e serviranno uno dei poli turistici nevralgici del turismo della montagna».
La seconda e la terza ciclabile saranno realizzate, invece, nel territorio di Villa Minozzo. La prima, già progettata (per tutte manca ancora la fase esecutiva) collegherà Ponte Gatta a Ponte Pianello, nella valle dei Gessi trassici e delle Fonti di Poiano, altra zona a forte vocazione turistico-ambientale, lungo il tracciato della fondavalle sul Secchia, «alla quale un domani potrebbe collegarsi», ha sottolineato Giovanelli, per un investimento di poco meno di 432.000 euro. L’ultima, già finanziata (200.000 euro) ma ancora da mettere a registro, condurrà gli appassionati delle due ruote dal borgo di Sologno fino a Villa Minozzo.
«E’ un progetto ambizioso, che coinvolge gran parte del nostro Appennino e che ci permette di proseguire un percorso di valorizzazione della nostra montagna che abbiamo avviato da tempo – ha detto il presidente della Provincia, Giorgio Zanni –- Lo faremo attraverso la mobilità dolce, che da sempre rappresenta un fiore all’occhiello dei reggiani e per la quale la Provincia investe 1,5 milioni l’anno, per sostenere ulteriormente un territorio ricco di eccellenze, ambientali ed enogastronomiche, che rappresenta una importante vetrina della nostra provincia».
E di «opere emblematiche della nostra montagna» ha parlato Giovanelli sottolineando che «il nostro Appennino sta entrando nella bike economy e può arrivare a competere con le infrastrutture di Svizzera e Alto Adige in un settore con enormi potenzialità, non solo turistiche. La bicicletta sta diventando un marchio più appetibile dello sci, e le piste ciclabili, oggi, rivestono la stessa importanza che avevano un tempo gli impianti di risalita».
E proprio per dare gambe a un settore economico in via di forte sviluppo in montagna, Antonio Manari, sindaco di Ventasso e presidente dell’Unione dei Comuni dell’Appennino, ha lanciato un appello agli imprenditori locali, «perché chi va in bicicletta deve trovare strutture nelle quali avere assistenza e manutenzione. Per questo ci sarà bisogno di realizzare dei bike hotel, e i nostri imprenditori devono farsi trovare pronti».
Per Elio Ivo Sassi, sindaco di Villa Minozzo, «le ciclabili possono dare una risposta alle esigenze delle sempre più numerose persone che, grazie alla nuova tendenza delle e-bike, vogliono percorrere in sicurezza le belle strade che attraversano le nostre montagne. Abbiamo scoperto che reggiani e modenesi sono tornati in Appennino e sono stati bene. Ma abbiamo anche scoperto che queste presenze non vogliamo più perderle». —
C.O.
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