Quattro Castella, è morto “il Cucco” Montanari: una vita dedicata al socialismo
Ex segretario del Psi locale e collaboratore a Roma, era attivo nel Corteo matildico. Il ricordo commosso di Martelli, Bobo Craxi e Del Bue.
QUATTRO CASTELLA. A Roma era conosciuto per essere il collaboratore del deputato socialista Mauro Del Bue; a Quattro Castella, per la lunga attività di segretario del Psi locale e per avere collaborato all’organizzazione di tante edizioni del Corteo storico matildico. Sabato se n’è andato Demetrio Montanari – per tutti, “il Cucco” – all’età di 81 anni, dopo una lunga malattia.
Lascia la moglie Lauretta, i figli Augusto con Federica, Giorgia con Lorenzo e i nipoti Brando Desio, Allegra e Lavinia. Oggi si è svolto il rito funebre nella chiesa di Sant’Antonino, poi la tumulazione nel cimitero castellese.
La notizia della morte di Montanari ha suscitato cordoglio anche tra i socialisti a livello nazionale. «Demetrio, amico caro e sincero, compagno di lunga data – lo ricorda Claudio Martelli –. Ricordo i tanti anni e i tanti incontri della nostra vita di socialisti, la profonda condivisione degli ideali e della politica che abbiamo vissuto e amato intensamente. Ricordo la sua gentilezza, il mutuo sostegno e la solidarietà che hanno unito le nostre esperienze e il nostro tragitto per più di 40 anni. Tra noi c’è sempre stato affetto disinteressato e schietto, e anche quando non eravamo d’accordo su qualcosa non è mai venuto a meno il piacere di passare insieme qualche ora, di dirci tutto, di condividere le pene, di metterci reciprocamente in guardia dai falsi amici e dai nostri stessi errori. Ogni anno, verso Natale, puntuale e preciso non mi faceva mancare i doni della sua terra mentre ci informavamo del nostro stato e delle nostre famiglie».
E aggiunge Martelli rivolgendosi ai figli del Cucco: «Vorrei che sapeste che del vostro papà umanissimo socialista custodirò la più calda e confortante memoria finché avrò vita. Vi stringo in un abbraccio stretto e forte».
Anche Bobo Craxi ricorda Demetrio Montanari. «Ho conosciuto il Cucco attraverso Mauro (Del Bue, ndr). Era un uomo ed un compagno distinto e sempre sorridente. Ironico e intuitivo. Abbiamo passato delle giornate politiche e conviviali che ricordo con sentimenti di commozione. Mancherà alla sua famiglia, ai suoi compagni».
Mauro Del Bue saluta il Cucco «con quel ciao cupo che mi lanciavi in tutti questi anni di assidua frequentazione. Cupo per la voce rauca, ma gentile e affettuoso sempre. Avevi 81 anni ma, fino a quando la malattia non ha avuto la meglio sul tuo corpo, possedevi lo spirito del ragazzino. Eri segretario del Psi di Quattro Castella, autonomista come tuo padre, Desio, detto Ciciareina, perché a lui la parola non é mai mancata. E mi ricordavi come nel 1956, quando Nenni decise di rompere col Pci a seguito dell’invasione sovietica dell’Ungheria, ai suoi concittadini venne vietato di acquistare la frutta nel suo negozio. Amavi profondamente il tuo comune, e sei stato tra i protagonisti del rilancio del Corteo Matildico, assieme a Tranello, a Titti, a Spizzico, a tutti quei soprannomi che in un paese fotografano bene le attitudini di ognuno. E nessuno viene chiamato col suo nome perché é troppo facile. Perché da te un nome deve rappresentare qualcosa. Ma su tutto voglio ricordare gli anni trascorsi assieme a Roma, dal 1987 al 1994, quando mi seguisti come accompagnatore e segretario durante i miei due primi mandati da deputato. Si viveva come in una famiglia, in quel buio anfratto di via della Stelletta, poi raggiunti da Giovanni e da Marco. E ognuno aveva poco più di un metro a disposizione. Tu dormivi beato su un divano, Giovanni in un ripostiglio. Altro che politica da bere negli anni Ottanta. La politica era una cosa seria e noi facevamo una vita da bohémiens. Altro che privilegi. Avevi un carattere apparentemente burbero ma ti commuovevi per nulla. E per nulla piangevi. Come durante i discorsi congressuali di Martelli. O dopo una elezione. O dopo aver ascoltato Craxi nel tribunale di Milano. E a proposito di congressi non potrò mai dimenticare quando sedevi al tavolo della presidenza assieme a Craxi, Martelli, Formica, De Michelis e Amato. E chi era mai quell’infiltrato? Ma il Cucco di Quattro Castella, signori, sempre ben vestito e ben pettinato. E passavi ovunque perché alla fine tutti ti conoscevano anche se non sapevano chi fossi. Quando il Psi é crollato sotto i colpi della falsa rivoluzione giudiziaria ti crollò il mondo addosso. Dicevi che sarebbe stato meglio che fosse scoppiata la guerra. Ma non mollasti. Mai. Tra le tue tante idee, quella di chiamare i comunisti a Canossa, per rinverdire i fasti di un pentimento. Te ne sei andato da tempo – prosegue Del Bue –. Da quando una malattia invalidante ti ha tolto agli amici, ai compagni, alla vita che preferivi, la sola che hai vissuto e senza di te, da anni, anche la nostra vita é senza quella luce che solo tu sapevi accendere con un sorriso. Ciao, vecchio Cucco, amico mio».
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