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«Troppi abbandoni in Cri a rischio la sopravvivenza»

«Troppi abbandoni in Cri a rischio la sopravvivenza»

L’allarme del presidente Mele in una lettera ai soci convocati in assemblea Ma chiarisce: «Male comune nel volontariato e il Covid ci ha tagliato le gambe»

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«Non vi nascondo che sono estremamente preoccupato per la sopravvivenza futura della Croce Rossa di Guastalla, che allo stato attuale è subissata di richieste di servizio, ma che ancora per poco potrà continuare ad assicurare in toto».

Sono le parole allarmate di Francesco Mele, presidente della Cri locale, nella lettera inviata ai volontari in cui li invitava a partecipare all’assemblea che si è tenuta la settimana scorsa, in cui è stato approvato il bilancio. «Giornalmente – osserva Mele nella missiva – mi vengono riportati malesseri, critiche, e contestazioni che hanno portato a un clima associativo pessimo, sicuramente teso e per nulla invitante, per chi vuole fare volontariato. Questo clima di continuo astio ha sicuramente portato molti di voi a ridurre il numero di turni e ad altri ad abbandonare la Croce Rossa».

Per far fronte alla carenza di volontari, da alcuni mesi la Croce rossa di Guastalla ha provveduto ad aumentare il numero di dipendenti, saliti a 17, pagati con denaro pubblico in base a una convenzione con l’Ausl. Si tratta di operatori del soccorso che garantiscono la copertura dei servizi una volta assicurati esclusivamente dal corpo volontari. Nella Cri del Comitato di Guastalla – a cui fanno riferimento anche le sezioni di Luzzara e Reggiolo – si registra una flessione nel numero dei volontari. Si tratta, in molti casi, di volontari storici con molta esperienza che prestavano servizio da oltre 20 anni, pienamente operativi nei servizi di primo soccorso, impegnati nella formazione di aspiranti volontari, con abilitazione per la guida dell’auto medica.

Ma sullo “stato di salute” del volontariato Cri di zona, Mele interpellato assicura: «È un fenomeno che riguarda il volontariato in genere, non solo locale. Le motivazione sono molteplici, non da ultimo il fatto che è stata alzata l’età pensionabile: tanti che una volta dedicavano tempo al volontariato, così vengono meno. I giovani di oggi hanno una “vita media” nel volontariato di un paio d’anni. Inoltre questo Covid ci ha tagliato le gambe, non ci ha permesso di portare dentro ulteriore linfa, i corsi sono sospesi, i potenziali nuovi volontari sono ancora in stand by, si fa fatica a dare completezza ai servizi da intraprendere».

Secondo Mele, sono circa 40 i volontari aspiranti che attendono che ripartano i corsi. «In parte sono anche ripartiti, ma a piccoli gruppi e questo naturalmente rallenta tutto – chiarisce Mele – E nel frattempo, uno magari si stanca pure di attendere. Speriamo almeno di farne entrare la metà».

Ma gli addii più “clamorosi” sono di alcuni volontari che, pur non avendo nessuna intenzione di lasciare la Cri, sono stati dimessi d’ufficio per essersi dimenticati di versare la quota sociale annuale di 10 euro. Di fronte alle loro richieste di poter rientrare per continuare a fare volontariato, peraltro motivando la svista sostenendo di non aver ricevuto allerte dalla Cri circa il mancato pagamento e dal fatto di essere venuti a sapere della cosa a dimissioni avvenute, il presidente Mele ha negato la possibilità di reintegrazione, invitandoli con una mail a «riconsegnare la divisa».

Alcuni dei volontari dimissionati “a loro insaputa” hanno informato della vicenda il presidente della Croce rossa dell’Emilia Romagna Antonio Scavuzzo e il presidente della Croce Rossa Italiana Francesco Rocca che da quest’anno hanno reso obbligatorie le notifiche di mancato pagamento prima della scadenza, per evitare il ripetersi di situazioni simili che vanno a danneggiare innanzitutto la Cri stessa.

«Abbiamo messo in atto direttive della Croce Rossa nazionale – replica il presidente Mele – Non c’è nulla di inventato, non ci sono prese di posizione. Ci sono tempi tecnici per rimanere soci, penso che sia un qualcosa che riguarda qualsiasi aziende. E non parliamo di ritardi di giorni. Noi dobbiamo presentare gli elenchi dei soci annualmente, non posso presentare un elenco soci né tanto meno posso indire assemblee a cui partecipano soci non paganti la quota». «Ma – sostiene – prima di estromettere qualcuno viene mandata una comunicazione».

Altra questione spinosa è la volontà del sottocomitato di Reggiolo, ora facente parte della Cri di Guastalla, di diventare pienamente autonomo, come fece Novellara nel 2002. Su questo tema si sarebbe innescato un braccio di ferro con una situazione di stallo e nulla di fatto, per ora. —

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