Anche i gruppi storici del Corteo matildico al funerale del Cucco
Ieri l’addio a Demetrio Montanari esponente del Psi e animatore della rievocazione. Un amico socialista: «Uomo vero, libero, simpatico, irriverente e volitivo»
QUATTRO CASTELLA. Cordoglio ieri pomeriggio a Quattro Castella per il funerale di Demetrio Montanari, “il Cucco”, conosciuto a Roma quale collaboratore del deputato Mauro Del Bue e, a Quattro Castella, per la lunga attività di segretario del Psi locale e per avere collaborato all’organizzazione di tante edizioni del Corteo storico matildico. Aveva 81 anni. È morto sabato dopo una lunga malattia. Lascia la moglie Lauretta, i figli Augusto con Federica, Giorgia con Lorenzo e i nipoti Brando Desio, Allegra e Lavinia. Ieri il rito funebre nella chiesa di Sant’Antonino, poi la tumulazione nel cimitero castellese. Presenti anche vari esponenti dei gruppi che partecipano al Corteo storico matildico, con gli stendardi dei Villici, della Maestà della Battaglia, di Borgoleto e del Comitato matildico.
Dopo le parole di ricordo da parte di Mauro Del Bue, Claudio Martelli e Bobo Craxi – pubblicate ieri sulla Gazzetta – ecco il ricordo di Fabrizio Montanari, non parente del Cucco ma amico socialista di vecchia data. «I socialisti reggiani sono in lutto. Quattro Castella è in lutto. Demetrio (per tutti Cucco) Montanari ci ha lasciato dopo una lunga malattia. In tanti anni di frequentazione e d’amicizia ho avuto infinite occasioni per apprezzarne la generosità, il coraggio di infrangere ogni schema e ogni logora convenzione perbenista. Il Cucco era un uomo vero e libero in tutte le sue espressioni. Simpatico, irriverente, volitivo. Le sue convinzioni erano la sua ragione di vita, e per quelle si batteva con coraggio. L’amicizia era sacra, il socialismo il suo credo e la sua passione. Aveva eletto Quattro Castella come patria. Fondatore dello storico Corteo matildico, ne seguiva ogni anno lo svolgimento con la cura e l’attenzione che si dedicano ai figli. Ne andava orgoglioso e lo ha reso famoso in tutta Italia. Pur non avendo mai rivestito incarichi politici nazionali, era conosciutissimo da tutto il quadro dirigente nazionale. Craxi era il suo eroe, Martelli il suo riferimento culturale, Del Bue il suo figlio prediletto. Anche per questo suo legame disinteressato non privava nessuno delle sue critiche, anche aspre, e del suo incoraggiamento per fare di più e meglio. Ogni serata trascorsa con lui, magari a mangiare i tortelli da Mandarein, era un evento irripetibile. Si discuteva di politica, si litigava, si rideva, si brindava alla vita. Quella che ora lui ha abbandonato, ma che ci ha lasciato in eredità. Caro Cucco – conclude Fabrizio Montanari – non lo sapevi ma ci hai insegnato tanto, come avresti detto tu, “a tua insaputa”. Non ti dimenticherò». —
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