Morto a 56 anni Luciano Ghezzi storico bassista dei ClanDestino
Il musicista, deceduto improvvisamente, aveva suonato con Liga alla Rcf Arena Il commosso ricordo dell’amico Cavalli Cocchi: «Grande uomo e grande artista»
reggio emilia
«Era la parte solare e positiva di tutti noi. Un grande uomo e un grande artista, oltre che un amico insostituibile. Non smetterò mai di piangerlo». Si commuove e fa commuovere il musicista reggiano Gigi Cavalli Cocchi nel ricordare il bassista e amico di una vita Luciano Ghezzi, deceduto improvvisamente a 56 anni. Da anni Ghezzi, nato a Milano ma trasferitosi a Reggio con i genitori da adolescente, aveva deciso di dedicarsi alla famiglia lasciando sempre meno spazio alla musica. Ma poche settimane fa aveva risposto alla chiamata di Ligabue per presentare il nuovo singolo alla Rcf Arena, in diretta Rai, in quella che è stata l’ultima esibizione del compianto bassista.
È negli anni ’70 che Ghezzi inizia la sua carriera musicale e lo fa con il chitarrista Max Cottafavi e il batterista Cavalli Cocchi (i ClanDestino). Ed è proprio quest’ultimo che lo introduce al Liga: a fine anni ’80 lo coinvolge nel progetto del rocker che ai tempi cercava un gruppo. Ghezzi ha collaborato ai primi dischi di Ligabue e nel best of “Primo tempo” e i due hanno suonato insieme nel “Neverending tour” e, sempre insieme, hanno aperto i concerti degli U2 a Torino e Napoli nel ’93. Nonostante il ritiro dalle scene, Ghezzi aveva raccolto l’appello dell’amico Liga per presentare il suo ultimo lavoro all’Arena Campovolo.
Poi la morte, improvvisa, che ha lasciato sconvolti artisti e amici. E più di tutti lo stesso Cavalli Cocchi, che con Ghezzi formava un duo di ineguagliabile bravura. Un legame inossidabile che andava avanti fin dalla giovane età. «Tra le sue prime amicizie legate alla musica – racconta il batterista reggiano – c’è stato Cottafavi. Da giovani musicisti cominciarono a muoversi nell’ambiente e io e il mio gruppo di allora rappresentavamo già a quei tempi quelli con più esperienza, con già all’attivo qualche anno di lavoro con i Tokio. Loro frequentavano la mia sala prove e ci siamo conosciuti così. Siamo diventati amici e da allora non ci siamo mai più lasciati».
Il trio Cocchi, Ghezzi e Cottafavi inizia a collaborare fino al momento più alto della loro carriera: «Venni contattato da Ligabue – racconta ancora Cocchi – per tentare il salto nel professionismo e così creammo i ClanDestino. Partimmo come amici-musicisti e abbiamo iniziato con i primi provini di Liga che sono serviti a convincere il produttore discografico, Angelo Carrara, a investire su di lui».
Da lì iniziano gli anni d’oro dei concerti e dei successi accanto al rocker di Correggio. Anni nei quali Ghezzi è stato collante e anima fondamentale: «Luciano Ghezzi era la parte solare di tutti noi – ricorda Cocchi commuovendosi – era un uomo mai corrucciato, che stemperava le situazioni di tensione e che portava il buonumore all’interno del gruppo. Era il collante di tutti noi, i gruppi non sono fatti solo di bravi musicisti ma anche di grandi anime che riescono a fare un passo indietro quando serve. Ghezzi aveva questa dote, aveva la capacità di essere uomo di squadra, che sapeva portare la sua grande conoscenza della musica e il suo grande amore, bassista fino al midollo». Poi il commosso ricordo dell’ultimo concerto all’Rcf Arena: «Finito il tutto l’ho riaccompagnato a casa dal padre e siamo rimasti un’ora in auto a parlare come facevamo 30 anni fa, a raccontarci di quegli anni che lui ha definito “i più belli”». Ghezzi, i cui funerali sono ancora da fissare, lascia la moglie Laura, tre figli adolescenti e il papà Ennio. —
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