Gazzetta di Reggio

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i casi 

Quando è l’uomo vittima di una donna

am.p.

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REGGIO EMILIA.

Una donna ha sciolto medicinali antitumorali nel caffè del non più fidanzato, finito all’ospedale e salvato per un soffio. Un’altra lei ha riempito di cimici l’abitazione dell’ex, per incastrarlo meglio. Sono i gesti estremi delle stalker in gonnella: perché se è vero che il persecutore è sinonimo di maschio nella quasi totalità delle statistiche, le trovate più diaboliche sono state messe in atto a Reggio da due stalker donne (su una trentina di casi) scoperte dalla polizia di Stato, con gli stessi poliziotti sorpresi. Una di queste stalker era un’investigatrice privata di Parma, attrezzata nello spiare il prossimo: e difatti l’ex compagno è rimasto di sasso, quando ha rinvenuto una microcamera perfino in bagno. L’altra non ha esitato a violare il lockdown e a scendere da Milano a Reggio per tallonare il suo bersaglio. Non da meno due donne che non si rassegnavano alla fine della relazione omosessuale con altre donne: una è arrivata a tagliare con un coltello gli pneumatici alla nuova fiamma dell’ex. Non mancano i parenti serpenti, capaci di perseguitare figli rei di non seguire il loro volere o cugini e zii che avevano acceso il loro astio per questioni ereditarie. Nella casistica dei trenta casi di stalking c’è chi ha piazzato un dispositivo Gps sull’auto per seguire i movimenti dell’ex, chi con un piede di porco ha scardinato la porta dell’abitazione della vittima alla ricerca di prove del tradimento e chi ha letteralmente incenerito la telecamera di sorveglianza di una palazzina imbracciando una fiamma ossidrica. —

am.p.

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