Covid, è carenza per gli organici aggiuntivi: «Reperire gli insegnanti è un problema»
Reggio Emilia, la Cgil sulla difficoltà a coprire gli incarichi: «Esaurite le graduatorie». L’Ufficio scolastico: «I prof temono un nuovo stop»
REGGIO EMILIA. Sono trascorse più di tre settimane dalla riapertura delle aule scolastiche, ma diverse scuole arrancano ancora con l’orario ridotto, abbreviando le lezioni del mattino o rinunciando al tempo lungo pomeridiano. Si sono quindi levate le proteste dei genitori, arrivati nella elementare Calvino a fare disertare ai figli la mensa. Il fatto è che nella nostra provincia mancano ancora molti degli oltre 500 docenti dell’organico Covid, che dovrebbero coprire i posti aggiuntivi creati con lo sdoppiamento di tante classi finalizzato a garantire il distanziamento cautelare. E non sarà facile trovarli.
«La settimana scorsa – spiega Silvano Saccani, segretario provinciale della Flc-Cgil – l'Ufficio scolastico provinciale ha completato le nomine dei supplenti con incarico annuo fino al 30 giugno o al 31 agosto. Così è stato coperto l’organico di fatto, ma sono state praticamente esaurite le graduatorie provinciali da cui si attingono le persone da nominare. Subito dopo i dirigenti scolastici hanno incominciato a reclutare l'organico Covid, che comprende 750 posti di docenti e non docenti, scorrendo le graduatorie d’istituto. Queste, però, includono circa gli stessi nominativi delle graduatorie provinciali. Si prevede che entro questa settimana saranno nominati quasi tutti i collaboratori scolastici, ma sarà molto problematico reperire gli insegnanti».
Stefano Versari, direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale, attribuisce la difficoltà non solo all’esaurimento delle graduatorie, ma anche alla possibilità di essere licenziati anzitempo: «In questo caso – osserva – trovare personale è ancora più difficoltoso perché non ci sono molte tutele: si tratta di lavoratori per i quali, in caso di nuovo lockdown, ci sarebbe lo stop immediato del contratto».
In effetti ne è previsto lo scioglimento qualora si ritorni alla didattica a distanza che rende superfluo lo sdoppiamento delle classi.
«Tuttavia – obietta Saccani – come Cgil abbiamo proposto un emendamento che vieta, in tal caso, il licenziamento dei supplenti Covid. Il gruppo di Leu l'ha fatto proprio, la commissione parlamentare l'ha votato e se ne attende l'approvazione definitiva».
Resta da vedere quanti docenti siano rimasti senza lavoro. Non è incoraggiante ciò che è stato denunciato con enfasi dall'Ufficio scolastico regionale: nella nostra provincia si sono dovute interpellare 980 maestre per assegnare dieci supplenze annue nelle scuole dell'infanzia statali. In totale sono state fatte tra le dieci e le quindicimila chiamate per coprire 2.084 posti di insegnamento, a livello regionale 82mila convocazioni per 12.700 nomine.
Come si spiegano tante rinunce? Versari ipotizza che molti insegnati temano il contagio, in particolare alla materna dove non c'è il distanziamento. Altri preferirebbero il reddito di cittadinanza a un'occupazione precaria. Saccani osserva che quasi tutti avevano già accettato una nomina: «Per la scuola materna – afferma – sono stati chiamati gli iscritti a graduatorie comuni con la primaria. Erano 512 quelli già nominati supplenti alle elementari e cento quelli immessi in ruolo. Altri erano stati assunti da scuole comunali o private». —
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