Una Casa Arcobaleno per accogliere vittime di discriminazioni
Nascerà prossimamente a Reggio e sarà la prima in regione Ieri discussa la mozione sulla legge contro l’omotransfobia
REGGIO EMILIA
Nel giro di otto mesi, in accordo con Comune e Acer, nascerà anche a Reggio una “Casa Arcobaleno”. Due appartamenti che, sulla falsariga dei centri antiviolenza contro le donne, nelle intenzioni dei promotori dovranno diventare un rifugio sicuro e un punto di partenza per recuperare la propria autonomia e costruire un progetto di vita per le persone che intendono vivere alla luce del sole e in libertà il loro orientamento sessuale. Realtà che in Italia fino ad ora sono presenti solo a Roma, Milano e Torino e che possono ospitare al massimo 40 persone. Ad anticipare il progetto ancora in fase di ultimazione, compresa la parte economica – mentre la lista di attesa di chi vuole appoggiarsi a questa nuova struttura è già lunga – sono stati ieri i consiglieri comunali Pd Dario De Lucia, Fabiana Montanari (ex presidente di Arcigay Reggio) e l’attuale presidente Alberto Nicolini. Mentre la mozione a sostegno della legge contro l’omotransfobia è approdata ieri in sala Tricolore.
Una mozione che è già stata approvata dalla Regione Emilia Romagna e dai comuni reggiani di Cavriago e Cadelbosco Sopra e che in sala Tricolore (come consente il regolamento) è stata illustrata dallo stesso parlamentare Pd Alessandro Zan, il promotore e primo firmatario della legge contro l’omotransfobia e la misoginia che a breve approderà in Parlamento per essere approvata, se non ci saranno inciampi, entro la fine di ottobre.
La presentazione della mozione discussa ieri, a cui hanno partecipato anche i consiglieri regionali Roberta Mori (Pd), Federico Amico (Er Coraggiosa) e l’avvocato Natalia Maramotti da sempre molto attivi sul tema dei diritti civili, ha aperto uno spaccato sulle difficoltà che sono costretti a vivere le persone Lgbt a causa della loro libera scelta sessuale.
«Anche Reggio pur essendo una città aperta e accogliente e nonostante le azioni del Comune, non è esente da fenomeni di intolleranza e di violenza», hanno affermato i relatori, sottolineando come «in Italia gli episodi denunciati di omobitransfobia siano passati dai 109 del 2016 ai 212 del 2019». Numeri che sono solo la punta di un iceberg poiché «sono ancora in molti a non denunciare le violenze subite per paura di essere messi alla berlina o di non trovare adeguata assistenza nelle forze dell’ordine», ha chiosato Alberto Nicolini. L’iniziativa di ieri dei due consiglieri comunali Pd si muove nell’ambito del percorso per far approvare in tutti i comuni la mozione a sostegno della legge contro l’omotransfobia. Una normativa che andrà a inasprire le pene per chi commette azioni violente contro le persone o le minaccia e offende solo a causa del loro orientamento sessuale.
«È una legge anche contro la misoginia – ha concluso Nicolini – che se approvata non violerà le libertà di nessuno. Siamo preoccupati però che in Parlamento anche questa proposta di legge possa diventare oggetto di scambio tra forze politiche, con la destra che si è già mossa per presentare le prime pregiudiziali di incostituzionalità». —
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