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Il figlio 16enne morì per droga il padre ne parla alle famiglie

Adr.Ar.
Il figlio 16enne morì per droga il padre ne parla alle famiglie

Al teatro De Andrè lo spettacolo “Lasciamo volare”. Gianpietro  Ghidini racconta l’esperienza a una platea di genitori e figli e alle società sportive locali

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CASALGRANDE

Si è parlato di rapporti fra genitori e figli e di dipendenze, nell’incontro “Lasciami Volare”, andato in scena martedì 29 settembre al teatro De Andrè di Casalgrande.

Protagonista principale è stato Gianpietro Ghidini, un padre che, dopo la morte del figlio 16enne Emanuele – stroncato da un acido provato con amici – ha deciso di impegnare la sua vita per i giovani, creando la fondazione Pesciolino Rosso.

Esperto di economica, negli ultimi anni ha ricevuto premi per la sua attività solidale, per il suo libro “Lasciami volare” e per l’impegno per la legalità.

Nel suo intervento ha raccontato la sua storia famigliare, dei rapporti genitoriali e di dipendenze. A Casalgrande è stato chiamato da due storiche realtà sportiva, l’Ac Calcio Casalgrande e la scuola calcio del Gsd Boys, che hanno presenziato con numerosi delegati, capeggiati dai rispettivi presidenti Guido Campioli e Silvana Perini.

«Gianpietro è il padre di Emanuele, un ragazzino di 16 anni con tutti i dubbi e le debolezze che quella età ci riserva – è il drammatico racconto fatto dai promotori della tragica storia di Emanuele –. La sera del 24 novembre 2013 Emanuele esce con degli amici più grandi. Con la leggerezza e la fragilità che caratterizza un adolescente, Emanuele decide di provare un “francobollo”, ovvero un acido, offerto da uno di quei ragazzi. “Che vuoi che mi succeda, lo fanno tutti”. Il ritornello è lo stesso da sempre, spesso rimane tale, a volte, però, si trasforma in dramma».

«Purtroppo questo è il caso di Emanuele – proseguono nel racconto –. L’acido lo proietta in una profonda angoscia. In gergo giovanile “gli sale male”, quindi la paranoia prende il sopravvento. Emanuele guarda il fiume Chiese, nel Bresciano, e, come ordinato da un dogma delirante, si getta in acqua, nello stesso punto dove anni prima, da piccolo, aveva liberato un pesciolino rosso insieme al suo papà Gianpietro. Per Emanuele non c’è scampo». —

Adr.Ar.

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