Minacce alla Beretti, rinviata la sentenza
Slitta al 28 ottobre l’udienza che vede imputati don Ercole Artoni e Aldo Ruffini: il pm del tribunale di Ancora era impegnato
reggio emilia
Il pm è «impegnato», tutto posticipato di ventidue giorni. Si è conclusa così, prima ancora di iniziare, l’udienza di ieri al tribunale di Bologna in merito al processo nei confronti di don Ercole Artoni (il prete da poco 90enne è difeso dai legali Alessandro Nizzoli e Francesca Corsi) e di Aldo Ruffini (il 76enne è tutelato dai legali Nino Ruffini di Reggio e Dario Bolognesi di Ferrara).
I due imputati sono accusati, tra il gennaio 2017 e il giugno 2018, di aver minacciato Cristina Beretti, l’attuale presidente del tribunale di Reggio Emilia. All’udienza, che si è svolta ad Ancona in quanto sede competente nel caso di coinvolgimento di magistrati reggiani, erano presenti tutti e quattro gli avvocati e Ruffini. Assenti invece don Artoni, probabilmente per questioni riguardanti l’età avanzata, e la Beretti. Una data molto attesa quella di ieri in quanto probabile giorno in cui sarebbe stata emessa la sentenza.
Comprensibile quindi il momento di irritazione in aula dei presenti che, nonostante il viaggio fino al capoluogo marchigiano, si sono visti rimandare l’udienza al 28 ottobre.
Le misure restrittive per Ruffini e Artoni sono scattate all’alba del 24 settembre 2018. A legare assieme un maxi evasore fiscale e un parroco conosciuto come don Ercole la colossale confisca del mega patrimonio appartenente a Ruffini.
Il primo maxi sequestro è del 14 dicembre 2016 e il commerciante viene intercettato il 4 gennaio 2017 mentre parla con la compagna e un amico: offende e minaccia il giudice Beretti ma anche il pm Valentina Salvi e il finanziere Bruno Pera (tutti coinvolti nel blocco dei beni). Nel maggio-giugno 2107 entra poi in scena don Artoni che va in tribunale a parlare con la Beretti per dirle che alcuni imputati di Aemilia «avevano inoltrato delle minacce ai suoi danni» e di stare attenta. Il sacerdote, con il pretesto degli auguri natalizi, torna in ufficio dalla Beretti il 18 dicembre 2017 e – ha rimarcato il gip nell’ordinanza – le riporta nuove minacce: «Sa che a Reggio Emilia c’è un braccio speciale dove sono detenuti gli imputati di Aemilia? Uno di loro mi ha detto di venire da lei e di dirle di stare molto attenta».
Il prete dice di aver appreso queste cose quella mattina come volontario spirituale all’interno del penitenziario ma viene poi smentito dal cappellano del carcere che specifica agli inquirenti come don Artoni, come volontario, non abbia accesso alle sezioni carcerarie e dal novembre 2017 non si era più presentato in struttura. Minacce poi rinnegate dal parroco – che durante le deposizioni ha sempre dichiarato di essere stato «male interpretato» – ma anche da Ruffini, che ha invece scaricato tutto sul prete («È stata un’iniziativa del sacerdote»). —
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