Gazzetta di Reggio

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il 2 agosto 1980 

Strage, Bellini a processo il prossimo 27 novembre

Evaristo Sparvieri
Strage, Bellini a processo il prossimo 27 novembre

Fissata a Bologna la data per l’udienza preliminare dell’inchiesta sui mandanti  La Primula Nera è accusata di aver concorso con i Nar all’attentato in stazione

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Evaristo Sparvieri

/ REGGIO EMILIA

Venerdì 27 novembre. È questa la data fissata dall’Ufficio Gip-Gup del Tribunale di Bologna per l’udienza preliminare sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata il 19 maggio scorso dalla Procura generale di Bologna nei confronti della Primula Nera reggiana ed ex Avanguardia Nazionale, Paolo Bellini, imputato per concorso in strage nell’ambito dell’inchiesta mandanti sull’attentato in stazione del 2 agosto 1980, che provocò 85 morti e oltre 200 feriti, di cui quest’anno si è commemorato il 40esimo anniversario.

Bellini è accusato di aver agito in concorso con gli ex Nar Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini (già condannati in via definitiva) e con Gilberto Cavallini (condannato in primo grado a gennaio all’ergastolo per concorso in strage). Secondo gli inquirenti, la Primula Nera sarebbe colui che di fatto portò in stazione la bomba, insieme ad altri complici «da identificare».

A processo

Nell’udienza preliminare del prossimo 30 novembre, sono imputati anche l’ex generale del Sisde, Quintino Spella, e l’ex carabiniere Piergiorgio Segatel, accusati di depistaggio, e Domenico Catracchia, amministratore di condominio di immobili in via Gradoli a Roma dove, nel 1981, trovarono rifugio alcuni appartenenti ai Nar, accusato di false informazioni al pm, ancora con lo scopo ancora di sviare le indagini.

La p2

Ma l’inchiesta mandanti della Procura – un terabyte di atti giudiziari – ha riacceso i riflettori anche sul ruolo della P2 e degli apparati deviati dello Stato, concentrandosi su persone che in un’aula di tribunale non ci saranno perché decedute: il capo venerabile della Loggia massonica, Licio Gelli, il suo tesoriere e braccio destro, Umberto Ortolani, il capo dell'Ufficio affari riservati del Viminale, Federico Umberto D'Amato e il senatore Msi, piduista e direttore della rivista Il Borghese, Mario Tedeschi, accusati, da morti, di essere mandanti, finanziatori o organizzatori dell’attentato.

I SOLDI

L’inchiesta della Procura generale di Bologna, che nel 2017 ha avocato il fascicolo mandato verso l’archiviazione dalla Procura ordinaria, si è avvalsa del contributo della Guardia di Finanza di Bologna che, scandagliando gli atti del processo sul crac del Banco Ambrosiano, ha ricostruito i flussi milionari partiti da Gelli e Ortolani. È stato così fissato il prezzo della strage: per gli inquirenti, cinque milioni di dollari a più riprese e indirettamente, transitati, da febbraio 1979 e fino ai depistaggi successivi, a organizzatori e esecutori. Cioè i Nar condannati: Fioravanti, Mambro e Ciavardini, che non hanno mai smesso di proclamarsi innocenti.

LA REVOCA

Anche la Primula Nera reggiana si è sempre proclamato estraneo alla strage, per la quale era stato prosciolto nel 1992 sulla base di un alibi – la sua presenza il 2 agosto 1980 al Passo del Tonale con la falsa identità brasiliana di Roberto Da Silva – su cui già all’epoca venivano espressi «un residuo risvolto di fragilità» e «l’esistenza di un margine di dubbio». Un proscioglimento revocato nel maggio 2019, consentendo alla Procura Generale di riaprire le indagini sulla Primula Nera principalmente sulla base di tre elementi: il frammento del video d’epoca girato il 2 agosto 1980, nel quale Bellini è stato riconosciuto anche dall’ex moglie in un interrogatorio del 2019, incrinando ulteriormente l’alibi della Primula Nera; elementi del processo di Palermo “Stato-Mafia” sui rapporti fra lo stesso Bellini e Sergio Picciafuoco (definitivamente assolto dalla strage, ma di certo presente alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980); un’intercettazione ambientale carpita a Carlo Maria Maggi, ex leader di Ordine Nuovo, la sera del 18 gennaio 1996, a cena. In quella circostanza Maggi – morto a dicembre 2018 – in un dialogo con il figlio aveva indicato in un «aviere» colui che ha portato la bomba in stazione: «Ma in pratica già qua nei nostri ambienti... erano in contatto con il padre di ’sto aviere... e dicono che portava una bomba, ecco!», le parole di Maggi. Per gli inquirenti, un chiaro riferimento a Bellini, conosciuto nell’ambiente della destra per aver conseguito il brevetto da pilota. Nel processo di primo grado a Cavallini, inoltre, è emersa un’agenda sequestrata nel 1983 con nomi considerati riconducibili a detenuti di estrema destra da sostenere economicamente in carcere. Fra i nomi “giorgio bellini 10/81 r.e. tent. om.” (r.e. starebbe per Reggio Emilia, mentre tent. om. significherebbe tentato omicidio, ndr), in cui il nome “Giorgio” è considerato una copertura diffusa nell’estrema destra, usata sulle orme di Ordine Nuovo, Franco “Giorgio” Freda.

I SERVIZI SEGRETI

Nella fase finale delle indagini, nel settembre scorso, i magistrati bolognesi hanno inoltre acquisito ulteriore materiale riservato dagli archivi dei servizi segreti italiani, aperti grazie alla sollecitazioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha espresso pieno sostegno agli inquirenti. Il materiale acquisito, che riguarda anche la posizione di Bellini, verrà depositato e messo a disposizione delle parti in funzione di un supplemento d’indagine proprio in vista dell’udienza preliminare ora fissata a fine novembre. —

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