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il processo 

Botte alla Polfer Sei mesi al 23enne e l’amico patteggia

Botte alla Polfer Sei mesi al 23enne e l’amico patteggia

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REGGIO EMILIA

Giudicati, a distanza di pochi giorni, da due magistrati diversi, si è chiusa in tribunale la vicenda dell’11 giugno scorso.

Senza mascherina e con troppo alcol in corpo: un gruppetto di quattro persone non era certo passato inosservato alla Polfer all’interno del sottopassaggio che collega la stazione ferroviaria a piazzale Europa. Gli agenti li vogliono identificare e cominciano i gesti d’insofferenza, finchè ne nasce un parapiglia. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il gambiano 30enne Sanneh Sulayman si era opposto al controllo e reagiva arrivando a prendere per il collo uno dei quattro poliziotti intervenuti. A quel punto si sarebbe intromesso un altro gambiano – il 23enne Omar Jarju – che sferrava uno schiaffo ad un altro agente.

Momenti concitati, un corpo a corpo che finiva con l’arresto dei due gambiani che, pure loro feriti, finivano al pronto soccorso insieme ai tre poliziotti rimasti contusi (ritenuti guaribili con prognosi dai tre ai sei giorni). Ferito alla spalla Jarju, un braccio rotto per Sulayman.

Ieri Sulayman – difeso dall’avvocatessa Francesca Guazzi – ha patteggiato 8 mesi di reclusione davanti al giudice Silvia Guareschi.

Qualche giorno prima Jariu – tutelato dall’avvocatessa Elisabetta Strumia – ha affrontato il processo con rito abbreviato e il giudice Antonella Teresa Garcea l’ha condannato a 6 mesi di reclusione (pena sospesa). Tira aria di impugnazione, come lascia intendere il difensore: «Il mio assistito ha avuto un ruolo marginale nella vicenda rispetto al coimputato – replica l’avvocatessa Strumia – in quanto ha solo cercato di dividerli. Doveva essere pronunciata una sentenza di non doversi procedere». —

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