Gazzetta di Reggio

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Dieci anziani positivi al Covid nella casa di riposo di Rubiera

Adriano Arati
Dieci anziani positivi al Covid nella casa di riposo di Rubiera

Cinque di loro sono stati ricoverati per patologie pregresse Il sindaco guarda avanti: «Test sierologico per i visitatori»

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RUBIERA

Dieci ospiti positivi, e altri residenti e operatori per cui si attende l’esito del tampone.

Dopo un periodo di tregua, la pandemia torna a bussare alle porte delle strutture residenziali protette reggiane. Lunedì nella Casa Residenza Anziani in via Zacconi, a Rubiera, di proprietà comunale e gestita dalla cooperativa ElleUno, sono emersi diversi casi Covid.

Il complesso rubierese, che ospita più di una trentina di persone, aveva superato indenne la fase peggiore della crisi sanitaria, nessun ospite e nessun operatore era mai risultato positivo grazie ai costanti sforzi messi in campo. Ora il focolaio, emerso a inizio settimana grazie al tampone effettuato su un anziano che presentava qualche linea di febbre. I controlli hanno fatto emergere la presenza di dieci persone positive, asintomatiche o con sintomi leggeri, tutte piuttosto avanti con l’età, fra i 75 e i 100 anni. Nessuna fra loro si trova in condizioni gravi, per cinque ospiti è stato comunque deciso il ricovero a Scandiano – uno degli ospedali Covid provinciali – a causa di altre patologie già presenti. In caso di peggioramento, viste le condizioni precarie, nella struttura sanitaria sarebbe più semplice intervenire in maniera rapida. Gli altri cinque anziani rimangono in via Zacconi, in un’ala isolata, e sono in quarantena precauzionale altre sette persone, due operatrici e cinque ospiti: visti i contatti con i contagiati, anche loro sono state sottoposte a tampone e ora si attendono i risultati.

Come da prassi in questi casi, il personale della casa protetta è stato affiancato dagli esperti dell’Ausl provinciale, ora gli accessi sono stati contingentati e anche chi deve entrare per motivi di lavoro deve seguire procedure particolari e cambiarsi in altri spazi. Le prossime settimane saranno complesse, prima di poter dichiarare passata l’emergenza sarà necessario attendere la guarigione dei contagiati ed effettuare numerosi altri esami di verifica, oltre alle classiche procedure di sanificazione. Il tutto, nella speranza che i numeri non crescano ulteriormente.

L’emergenza di Rubiera riporta al periodo più complicato dell’epidemia, quando le strutture residenziali per anziani erano diventate il fulcro di focolai e diffusioni massicce, inevitabili in ambienti ristretti in cui gli utenti trascorrono molto tempo insieme. L’età avanzata aveva peggiorato il quadro, portando a complicazioni e decessi. Mercoledì, quando l’allerta è diventata pubblica, è iniziato un lungo e inevitabile circolo di chiamate e contatti con familiari preoccupati per i loro cari. «L’Ausl ha disposto il ricovero di cinque ospiti che hanno condizioni di salute fragili per altri motivi – ha spiegato il sindaco Emanuele Cavallaro – questo permette di seguire meglio loro da un lato, con un monitoraggio di livello superiore, e di “alleggerire” la casa protetta avendo più spazi per creare gli opportuni isolamenti. Seguiamo naturalmente passo passo l’evoluzione della situazione. La struttura è naturalmente chiusa alle visite già da qualche giorno: so che per i parenti è tutto molto difficile e vi assicuro che sento addosso tutta la preoccupazione e il dolore del caso. Purtroppo ogni contatto con l’esterno è un rischio e temo che oggi se ne abbia una dimostrazione».

Il caso rubierese viene citato, assieme ad altri focolai, anche dal segretario generale dello Spi-Cgil Emilia-Romagna Bruno Pizzica, che segnala come in molte strutture vi siano ancora carenze a livello di personale, di organizzazione distrettuale e di forniture: «Il virus sta di nuovo allungando i suoi effetti nelle strutture residenziali per anziani e disabili. Siamo molto preoccupati: che succederà se l’epidemia si ripresenterà con la virulenza della primavera nelle strutture residenziali che hanno dovuto contare poco meno di 1.500 morti nella nostra regione? Nei mesi scorsi sono venute in evidenza una serie di criticità in quelle strutture sulle quali occorre intervenire senza indugi». Parole che trovano concorde Cavallaro. Per il sindaco sarebbe auspicabile potenziare ulteriormente i controlli nelle case protette: «L’esortazione a prevenire ulteriori casi nelle strutture per anziani è condivisibile. Il fatto che fino a ieri la Cra di Rubiera sia riuscita a non avere nemmeno un caso dimostra la qualità del lavoro degli operatori e dei sanitari. Credo ci sia, piuttosto, da intervenire su un altro aspetto, per esempio migliorando i protocolli che regolano gli accessi dei visitatori, già stringenti ma concepiti quando fare i test era difficile. Sarebbe utile prevedere un sierologico anche rapido, se non un tampone a cadenze regolari anche per i parenti, oltre che per il personale». —



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