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Ecco il progetto esecutivo che trasformerà la Reggia

Luciano Salsi
Ecco il progetto esecutivo che trasformerà la Reggia

Presentati i lavori definitivi, entro poco il bando di gara e cantiere finito nel 2022 Ripristinato l’edificio superstite del palazzo, numerosi interventi anche nel parco

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Da due secoli era un rudere saccheggiato e negletto. In meno di due anni quel che resta della Reggia di Rivalta recupererà parte dell’eleganza raffinata che aveva quando nella prima metà del Settecento il duca Rinaldo d’Este fece costruire lo splendido palazzo emulo di Versailles per il figlio, il futuro Francesco terzo, e la pretenziosa nuora Carlotta d’Orléans. Il progetto esecutivo del restauro è stato presentato dal sindaco Luca Vecchi, dal dirigente comunale Massimo Magnani e dall’architetto Francesca Vezzali dello studio Ufficio progetti architetti associati.

Nel mese corrente sarà indetta la gara per l’affidamento dei lavori, che avranno inizio nella prossima primavera e dovrebbero essere terminati nella prima metà del 2022. L’intervento, che rientra nel progetto nazionale Ducato Estense, è finanziato dal ministero per i Beni culturali e il Turismo on due milioni di euro.

Si interverrà sull’edificio superstite, corrispondente all’ala sud della Reggia, ripristinandone le facciate, le torri (in parte), il piano nobile (rialzato), la grande terrazza e la scalinata riportata alla luce grazie agli scavi che hanno riesumato anche le due fontane del parterre, destinate a riprendere le funzioni originarie. Nel parco saranno conservati i gelsi esistenti, che si pensava invece di trapiantare, e verranno messi a dimora 695 alberi, portando a 935 esemplari la dotazione arborea complessiva.



Il primo stralcio dei lavori si concentrerà sul consolidamento antisismico delle strutture, sulla realizzazione delle principali dotazioni impiantistiche e sul restauro delle facciate.

Nel piano nobile, nella parte est e nel Torrione est si prevedono inoltre la realizzazione e il completamento delle opere di restauro che interessano fra l’altro le pareti interne, i dipinti e gli intonaci, i pavimenti e le finiture. Saranno installati gli impianti elettrici, meccanici, idrici e antincendio e sarà migliorata l’accessibilità degli spazi a tutti tramite percorsi adeguati e il puntuale superamento delle barriere architettoniche.

Dalle superfici esterne l’intonaco sarà in parte rimosso e sostituito con malte di calce e di inerti simili a quelli esistenti. Si procederà quindi al ripristino della cromia originale impiegando coloriture composte da calce e pigmenti naturali. Gli elementi compromessi delle balaustre e i laterizi sagomati saranno sostituiti con elementi appositamente ricostruiti con forme e materiali simili agli originali.

Le decorazioni plastiche in stucco saranno restaurate. La riapertura delle finestre tamponate e il ripristino delle tamponature dipinte esistenti in origine guideranno il recupero delle facciate nord, est ed ovest. Gli infissi revisionati o sostituiti.



Il principio che sarà applicato per le superfici intonacate sarà conservativo. Le superfici tinteggiate interne vedranno rimosse le dipinture incongrue fino al raggiungimento del livello da ripristinare. Preconsolidate le superfici, si procederà alla pulitura delle stesse con speciali spugne e, terminata questa operazione, si procederà alla colmatura delle lacune. Si ripristineranno anche all’interno le geometrie originali.

Saranno restaurate le sale monumentali, una delle quali caratterizzata da un notevole trompe l’oeil eseguito nel Torrione est dal pittore modenese Giacinto Venturi (allievo di Francesco Stringa), che si occupò della dipintura dell’architettura e degli ornamenti impiegando per lo più pitture ad olio e a tempera. Data la scarsa qualità dei pavimenti esistenti e soprattutto il loro pessimo stato di conservazione, ne è previsto un rifacimento coerente con gli originali.



La praticabilità degli spazi sarà assicurata dalle strutture e dai passaggi di collegamento. Nel torrione est una scala, ricavata in intercapedine, si raccorderà con tutti i piani e sarà affiancata da un ascensore idoneo anche al trasporto di persone disabili.

Due scale saliranno fino al piano nobile. Un’ampia rampa in cotto scenderà nell’interrato della torre Est. Saranno riaperte tutte le uscite verso i giardini. Una “rampa verde” reversibile consentirà l’accesso al piano nobile anche a chi ha una mobilità ridotta. Sarà realizzata con terreno di riporto, per conservare grande naturalità al percorso, e con una pavimentazione a secco in ammattonato di cotto “a coltello” con asola centrale in ciottoli di fiume in continuità con le pavimentazioni esterne che perimetreranno il Palazzo.

Nel secondo piano sarà riaperta la Terrazza belvedere previa demolizione di una copertura incongrua, non prevista nel progetto originale e installata in anni più recenti. I bassi servizi saranno parzialmente rifatti. Verrà conservato e restaurato il muro di cinta ovest del Giardino segreto, presso il quale sarà collocata la centrale tecnologica del primo lotto. L’illuminazione esterna e i nuovi servizi igienici all’interno dell’edificio completeranno l’intervento.



Il gruppo di progettazione è così formato. Capogruppo e coordinamento generale, progettazione generale e architettonica: Ufficio progetti architetti associati – Giorgio Adelmo Bertani e Francesca Vezzali. Collaborazione alla progettazione architettonica: Bisi & Merkus studio associato. Progettazione strutturale: Erreci ingegneri associati. Progettazione impianti meccanici: Studio Termotecnici associati. Progettazione impianti elettrici e speciali: studio Tecnico 2 esse di Stefano Sola. —



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