«Espulsi dalla Croce Rossa per aver dimenticato la quota»
La denuncia di alcuni volontari, estromessi per il mancato pagamento di 10 euro «Non ho ricevuto neanche un preavviso, poi Mele lamenta che i soci calano...»
GUASTALLA
Arrivano alcune reazioni alle parole del presidente della Croce Rossa di Guastalla Francesco Mele che, in una lettera inviata ai volontari della Cri guastallese, si diceva «estremamente preoccupato per la sopravvivenza futura dell’associazione, che allo stato attuale è subissata da richieste di servizio, ma che ancora per poco potrà continuare ad assicurarle in toto. Giornalmente mi vengono riportati malesseri, critiche, e contestazioni che hanno portato a un clima associativo pessimo, sicuramente teso e per nulla invitante, per chi vuole fare volontariato. Questo clima di continuo astio ha sicuramente portato molti di voi a ridurre il numero di turni e ad altri ad abbandonare la Croce rossa».
Interpellato dalla Gazzetta, Mele aveva poi precisato che «il mondo del volontariato sta vivendo un momento di crisi generalizzato, e che l’emergenza causata dal Covid-19 ha interrotto il corso di formazione rivolto agli aspiranti volontari».
Le assunzioni
Per far fronte alla carenza di volontari, da alcuni mesi la Croce Rossa di Guastalla ha provveduto ad aumentare il numero di dipendenti, saliti a 17, pagati con denaro pubblico in base a una convenzione con l’Ausl.
Si tratta di operatori del soccorso che garantiscono la copertura dei servizi una volta assicurati esclusivamente dal corpo volontari. Ma alcuni soccorritori storici “dimessi” nel corso del 2019 tengono il punto, interrogandosi su come un comitato di Croce Rossa, che dovrebbe vivere di volontariato, possa dimettere per “futili motivi” dei volontari che vorrebbero continuare a servire l’associazione.
Le testimonianze
Tra coloro che hanno manifestato questo stato di cose, l’ex volontario C.V.M., che spiega: «Ero in Croce Rossa da 25 anni, ci sono stati momenti in cui sono arrivato a fare 3 o 4 notti a settimana per coprire i turni, e per anni mi ero impegnato nella formazione dei nuovi volontari. Le dimissioni mi sono state notificate attraverso il portale della Croce Rossa esattamente il giorno dopo la data della scadenza prevista per il versamento della quota sociale, senza nessun genere di preavviso, senza alcuna telefonata o mail di allerta (auspicabile vista la mia anzianità di servizio, perlomeno per sincerarsi delle mie intenzioni) sul mio mancato pagamento. Adesso sono fuori definitivamente per cui, per tornare, dovrei rifare tutto il corso come un qualsiasi nuovo volontario, nonostante la mia esperienza. Davvero pazzesco».
Un altro ex volontario racconta: «Quando ho letto la mail che annunciava le dimissioni irrevocabili dalla Cri per mancato pagamento della quota sociale, senza aver ricevuto preavvisi di sorta, è come se mi avessero strappato via qualcosa di me. Ero volontario del soccorso dal 1997. Entrai alla Cri all’età di 21 anni. Fino al 2019 pienamente operativo, con abilitazione di primo soccorso, patenti di ambulanza e automedica, uso del defibrillatore e certificazioni di Protezione civile con cui ho prestato soccorso alla popolazione per le grandi emergenze, sempre come volontario, per la grande piena del Po di novembre 2014, per allagamenti di alcune abitazioni nella Bassa dopo un forte temporale nell’estate del 2015, e per l’esondazione dell’Enza a Lentigione nel dicembre del 2017».
Prosegue l’ex volontario dimissionato: «È quindi inutile che il presidente si appelli a cause esterne per lamentarsi della carenza di volontari e del clima di astio che, a suo dire, regna nel comitato. Con quello che costa formare un volontario, sperando che poi rimanga in Cri facendo dei turni, risulta davvero incomprensibile come possano avvenire cose del genere. Il presidente Mele piange sul latte versato dopo che lui stesso dimette dei volontari storici in modo del tutto irrispettoso, senza neppure preoccuparsi di fargli una telefonata. Ammesso che ci sia buona fede in queste dimissioni fatte “applicando il regolamento”, come sostiene il presidente, rimane il problema di una gestione del tutto discutibile e per certi versi paradossale di un’associazione di volontariato, dove vengono estromessi con motivazioni ridicole volontari pienamente operativi che vorrebbero continuare a servirla per assistere le popolazione nel momento del bisogno». —
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