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«Il patto notturno all’hotel solo per interessi personali»

«Il patto notturno all’hotel solo per interessi personali»

Il pg della Cassazione chiede la radiazione di Palamara dalla magistratura Rievocata la riunione intercettata in cui partecipò il giudice reggiano Morlini  

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ROMA

Condannare Luca Palamara alla sanzione massima prevista, la rimozione dall'ordine giudiziario.

È la richiesta che la procura generale della Cassazione ha fatto ieri nel processo in corso davanti alla sezione disciplinare del Csm in cui il pm romano, già sospeso dalle funzioni e dallo stipendio e imputato per corruzione a Perugia, deve rispondere di comportamenti gravemente scorretti nei confronti dei colleghi che concorrevano per il posto di procuratore di Roma e di una strategia di discredito nei confronti del procuratore aggiunto della capitale Paolo Ielo. Al centro dell'accusa c'è soprattutto la vicenda della riunione notturna all'hotel Champagne di Roma del 9 maggio del 2019. Quella notte all'hotel l'incontro – per parlare della nomina del nuovo procuratore del tribunale di Roma – era avvenuto tra cinque consiglieri del Csm poi dimessisi (fra cui il giudice reggiano Gianluigi Morlini, al tempo presidente della Quinta Commissione competente sulle nomine), i politici Luca Lotti e Cosimo Ferri, e lo stesso Luca Palamara.

I fatti contestati a Palamara sono di «elevatissima gravità» e il magistrato non ha fornito elementi per attenuarne la portata, ha detto l'avvocato generale Pietro Gaeta, che ha definito il pm romano il «regista» della vicenda al centro del procedimento disciplinare. «Senza il suo operato non ci sarebbe stata la riunione all'hotel Champagne e dunque l'interlocuzione tra rappresentanti istituzionali e l'onorevole Lotti, che ha incluso il parlamentare in decisioni strategiche. I fatti all’hotel, avvenuti solo per interessi personali, rappresentano un ’unicum’ nella storia della magistratura italiana».

E sempre Gaeta ha rivendicato il rigoroso rispetto delle regole. Quella intercettazione fu «assolutamente casuale», non si sapeva della presenza dei due parlamentari.

Opposta la lettura dei fatti di Stefano Guizzi, difensore di Palamara, certo che il suo assistito vada assolto perché può avere avuto condotte inopportune ma mai illecite come le strategie di discredito nei confronti di colleghi che gli vengono contestate. Quanto alla riunione all'hotel Champagne se è vero che la presenza di Lotti fu «gravemente inopportuna», l'uomo politico «non fornì alcun contributo decisorio, perché non vi era alcun accordo blindato sulla procura di Roma». Furono invece pienamente legittime le interlocuzioni con i consiglieri del Csm di Palamara e Cosimo Ferri, in quanto entrambi riconosciuti leader delle correnti. Infine la difesa annuncia che valuterà di ricorrere alla Corte dei diritti dell'uomo di Strasburgo per l'uso delle intercettazioni —

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