«Quell’incontro fuori dal perimetro della Costituzione»
Parlando ieri davanti al collegio disciplinare, l’avvocato generale della Suprema Corte ha sottolineato che «quella riunione non è stata un’interlocuzione tra la componente politica e togata del Csm nell’ambito del perimetro costituzionale», ma «esorbita da quel perimetro, perché piega l’interlocuzione a forme di interesse privato: chi rappresentava Lotti se non se stesso e il suo personale interesse? E Palamara? E Ferri? – ha rilevato Piero Gaeta – E quali interessi rappresentavano gli ex togati, che non erano certo stati votati dai magistrati per incontrarsi con Lotti sulla nomina del procuratore di Roma?». Un incontro, «non certo l’unico», quello all’hotel Champagne, «fuori da qualsiasi schema legale», secondo l’avvocato generale, in cui «a tutti era noto l’oggetto della discussione, la presenza di Ferri e Lotti e l’obiettivo della messa in sicurezza della scelta sulla nomina di uno dei candidati a Roma». Gaeta, quindi, ha respinto «ogni ipotesi minimalista o banalizzante. A chi dice “si è fatto sempre cosi”, rispondo che non è vero. In questo caso non si può dire, perché c’è una congiunzione di interessi di soggetti tutti estranei alle dinamiche consiliari».
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