Crisi economica profonda ma c’è sete di finanziamenti
Lo stop prodotto dalla pandemia ha provocato un terribile shock in Regione A Reggio nel secondo trimestre i mutui sono rimasti stabili con +3,5 per cento
REGGIO EMILIA
La pandemia ha determinato una crisi economica senza precedenti anche in Emilia-Romagna, proiettandoci verso uno scenario dove i fattori che rendono le imprese competitive vanno ricercati nella presenza sui mercati esteri e nel grado di digitalizzazione. Si va verso un contesto pieno di insidie ma anche con opportunità. Certo è che in Regione dopo la discesa del 10,4% nel primo trimestre 2020, nel secondo il volume della produzione è crollato del 19,4%. Questo emerge dall’indagine congiunturale relativa al secondo trimestre 2020 sull’industria manifatturiera, realizzata in collaborazione tra Unioncamere Emilia-Romagna, Confindustria Emilia-Romagna e Intesa Sanpaolo.
La tendenza recessiva è chiara, ma più contenuta e lascia quindi trasparire la speranza che a un brusco stop possa far seguito una ripartenza. Per Confindustria Emilia-Romagna il rimbalzo dopo il lockdown è migliore delle attese, ma ripresa più lenta e difficile. Bisogna garantire stabilità e continuità a misure fiscali e ad incentivi per gli investimenti. Anche gli ordini pervenuti dall’estero hanno accusato un calo (-10,8%). Il periodo di produzione assicurato dal portafoglio ordini è risultato pari a 8,8 settimane.
L’arretramento è evidente in tutti i settori industriali. Ovunque, il fattore export ha contenuto in parte gli effetti negativi. L’industria alimentare ha fatto segnare un passo indietro, anche se è il più contenuto tra tutti i comparti: il fatturato si riduce dell’8,4%. Chi sta molto peggio è il sistema moda: crollo del fatturato totale (-32,4%) ed estero (-19%). Va meglio l’industria metallurgica e delle lavorazioni metalliche: il fatturato si è ridotto del 20,4% (migliore tenuta all’estero -14%).
Per Intesa Sanpaolo i prestiti alle imprese continuano però a crescere, registrando una progressiva accelerazione. La dinamica è sostenuta dai prestiti con garanzia pubblica. In Emilia-Romagna le richieste di prestiti garantiti dal Fondo centrale per le Pmi hanno superato quota 100mila il 1° ottobre, per un importo complessivo di 8,9 miliardi, di cui 1,4 miliardi per operazioni fino a 30mila euro.
Il quadro non è roseo e bisogna capire che effetto avrà la pandemia da qui a fine anno. Certo è per ora che anche i finanziamenti per l’acquisto abitazioni hanno mostrato una miglior tenuta, evidenziando un moderato rallentamento dello stock, a +2,7% anno su anno in Emilia-Romagna dopo la ripresa osservata nell’ultima parte del 2019 fino al +3,2%.
Nel 2° trimestre, i flussi lordi di mutui residenziali hanno mostrato un rimbalzo, dopo il calo del trimestre precedente. Tra le province, si sono osservati andamenti misti dello stock di mutui, con una prevalenza di rallentamenti in quattro province, in particolare a Modena (dal +2,6% di marzo al 2% di giugno), Parma (dal 2% all’1,6%), Piacenza (dall’1,1% allo 0,6%) e Ferrara (dall’1,7% all’1,4%). Stabili i tassi di crescita di altre tre province, tra cui Bologna cui spetta ancora una volta la dinamica massima, pari a 4,1% , seguita da Forlì-Cesena e Reggio Emilia che, col 3,7% e 3,5% rispettivamente, hanno confermato le buone dinamiche precedenti. —
E.L.T.
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