«Lavoratori provocati dalle promesse tradite»
REGGIO EMILIA
«Senza aumenti sui minimi e senza risposte sull’inquadramento, sul diritto soggettivo alla formazione, sulla riduzione della precarietà, sugli appalti e nel complesso sulla parte normativa del contratto non c’è contratto nazionale». Suonano la carica i segretari generali territoriali di Fim, Fiom e Uilm, Giorgio Uriti, Simone Vecchi e Jacopo Scialla, di fronte agli scioperi spontanei nelle aziende reggiane delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici, che hanno innescato una ampia e massiccia forma di protesta dopo la rottura del tavolo negoziale con Federmeccanica sul contratto collettivo nazionale.
«Nel precedente contratto nazionale – spiegano Giorgio Uriti, Simone Vecchi e Jacopo Scialla – le imprese avevano richiesto un’apertura di credito, avuta dai sindacati: meno retribuzione sul contratto nazionale compensato da un’estensione della contrattazione aziendale. Questa promessa è stata tradita. I lavoratori sono stati traditi, ed è una provocazione riproporre ancora la stessa storia. È il momento di ridare centralità al contratto nazionale».
Una battaglia che vede le sigle sindacali compatte: nella sola Emilia-Romagna, la mobilitazione riguarda almeno 160 aziende del territorio e si diffonde a macchio d’olio da uno stabilimento all'altro. Ma manifestazioni di protesta sono in corso in tutta Italia e lo saranno fino al prossimo 5 novemrbe, quando a un anno esatto dalla presentazione della piattaforma unitaria, sarà proclamato sciopero generale dei metalmeccanici. —
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