Albergo Bellini, i misteri della Mucciatella fra la strage di Bologna e le faide di mafia
Reggio Emilia, lo storico hotel di famiglia, ora in abbandono, al centro di episodi d’attualità nelle inchieste di terrorismo e ndrangheta
REGGIO EMILIA. Dicono che qualche tempo fa sia stato messo in vendita. E chiunque abiti da queste parti sembra avere aneddoti da raccontare. Albergo Bellini, meglio noto come la Mucciatella, con la sua piscina diventato luogo del cuore per generazioni di reggiani, ora in abbandono. E, nello stesso tempo, crocevia di alcuni dei principali misteri della storia reggiana e nazionale: un hotel tornato sotto i riflettori nell’ambito delle recenti indagini sulla strage del 2 agosto 1980, per la quale è imputato la Primula Nera reggiana, Paolo Bellini, l’ex Avanguardia nazionale che il 27 novembre sarà davanti ai giudici per l’udienza preliminare nell’inchiesta mandanti della Procura Generale di Bologna. È qui che, all’indomani dell’attentato, venne trovato l’allora Procuratore di Bologna, Ugo Sisti, in compagnia del padre di Paolo Bellini, Aldo. Un episodio che seminò sconcerto, incluso già nelle primissime indagini sulla strage, concluse con l’archiviazione della Primula Nera nel 1992, prima della revoca del proscioglimento ottenuta dalla Procura Generale di Bologna nel maggio 2019.
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LA PERQUISIZIONE. L’albergo venne gestito a lungo dai genitori della Primula Nera, impegnati in quegli anni anche in una serie di operazioni immobiliari. «Dall’esame di dette trascrizioni non sono emersi elementi utili alle indagini in trattazione», si legge in un foglio riservato datato 4 ottobre 1983, allegato fra le carte della prima inchiesta al pari della relazione della perquisizione del 4 agosto 1980, due giorni dopo la strage, nella quale Sisti venne sorpreso in hotel insieme ad Aldo Bellini, mentre Paolo era latitante con la falsa identità brasiliana di Roberto Da Silva. «Il dr. Sisti si congratulò per il modo in cui veniva effettuata la perquisizione, elogiando nel contempo le forze di polizia – scrisse il maresciallo Salvatore Bocchino in una nota inviata all’Ugicos, Ufficio centrale per le investigazioni generali e per le operazioni speciali – e poiché dall’atrio dell’albergo ci eravamo ci eravamo portati fuori, senza che io chiedessi nulla, mi disse che la sera prima stava rientrando a Bologna e che essendo tardi era stato invitato da un avvocato di Reggio Emilia, di cui adesso non ricordo il nome, a fermarsi a Reggio Emilia a prendere un po’ di fresco e si erano fermati alla Mucciatella».
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LE OMBRE. Una permanenza che costò all’ex procuratore, poi diventato capo del Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria), un processo per favoreggiamento nei confronti di Bellini-Da Silva dal quale fu assolto non senza scalpore fra Reggio e Firenze. Episodi di una carriera – quella di Sisti – particolarmente controversa, entrata in una memoria depositata dai difensori dei familiari delle vittime della strage nell’ultimo processo all’ex Nar, Gilberto Cavallini, condannato a gennaio in primo grado per concorso all’attentato. Nella documentazione sono inclusi anche l’ audizione dell’ex procuratore nazionale antimafia, Pier Luigi Vigna, alla commissione antiterrorismo il 21 ottobre 2010, durante la quale sono stati affrontati i legami fra la Primula nera e lo stesso Sisti; i provvedimenti con cui il Dap dispose i trasferimenti al carcere di Novara dei detenuti Ermanno Buzzi e Carmine Palladino, esponenti del terrorismo nero uccisi dietro le sbarre con l’accusa di essere delatori da Pier Luigi Concutelli, uno dei capi di Ordine Nuovo (il 13 aprile 1981 viene ucciso Buzzi, inquisito per piazza della Loggia; il 10 agosto 1982 viene strangolato Palladino, arrestato proprio per la strage di Bologna); i provvedimenti con cui sempre il Dap autorizzò più volte nel carcere di Ascoli Piceno l’ingresso di Giuseppe Belmonte e Adalberto Titta: il primo agente del Sismi protagonista di azioni di depistaggio sulla strage in stazione; il secondo capo della struttura segreta “Anello”, che andò a trattare la liberazione dell’ex assessore campano Ciro Cirillo, rapito dalle Br, con il camorrista Raffaele Cutolo.
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I SERVIZI. Di Sisti parlò nel 1999 anche lo stesso Paolo Bellini, quando ammise che il padre Aldo gli organizzò un incontro con l’ex procuratore di Bologna per farlo entrare nei servizi segreti. «L’incontro doveva essere fatto fra me, mio padre, mio fratello e il dottor Ugo Sisti – disse la Primula Nera – Non ci sono andato perché io nella trappola dei servizi segreti non ci sono mai caduto. Ma lì ho rotto i rapporti con la mia famiglia».
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LA NDRANGHETA . Ma la strage di Bologna non è l’unico episodio che ha avuto al centro l’albergo della Mucciatella. Mentre le indagini sull’attentato del 2 agosto entravano nel Reggiano, lo faceva anche il boss di ’ndrangheta Antonio Dragone, verso il quale il 14 maggio 1982 il Tribunale di Catanzaro inflisse la sorveglianza speciale e l’obbligo del soggiorno a Quattro Castella per due anni. L’11 luglio 1982, Dragone avanzò richiesta di poter trascorrere un periodo di ferie a Cutro. Non avendo ottenuto il via libera, prese alloggio proprio alla Mucciatella in attesa dell’udienza fissata per il successivo 5 ottobre 1982 presso la Corte d’Appello di Catanzaro. Sono gli albori della stagione che darà il via alla guerra fra clan, al centro anche del cosiddetto processo Aemilia 1992, quando i Ruggiero, i Vasapollo e lo stesso Paolo Bellini formarono il gruppo antagonista (e perdente) ai Dragone, ai Ciampà e ai Grande Aracri.
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