Gazzetta di Reggio

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Con il Fai alla scoperta del San Lazzaro, il manicomio in forma di città ideale

Luciano Salsi
Con il Fai alla scoperta del San Lazzaro, il manicomio in forma di città ideale

Sabato e domenica le Giornate d’autunno: visite ai padiglioni Lombroso, sede del Museo della psichiatria, Morel e Buccola 

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REGGIO EMILIA. La delegazione reggiana del Fondo per l’Ambiente Italiano propone un unico piatto forte per le Giornate d’Autunno del prossimo fine settimana: l’ex-ospedale psichiatrico del San Lazzaro, che sarà descritto ai visitatori nella sua evoluzione dal manicomio istituito nel 1821 e edificato in un secolo e mezzo come una città ideale riservata agli alienati fino alla recente trasformazione in polo universitario.

Le visite, della durata di un’ora e mezza, saranno guidate sabato e domenica dagli studenti del corso di laurea in Scienze della Comunicazione dell’università di Modena e Reggio e dagli “apprendisti ciceroni” dei licei Moro, Ariosto-Spallanzani e Chierici. Il pubblico sarà ammesso nel rispetto delle norme per il contrasto della pandemia. In entrambe le giornate il primo gruppo entrerà alle 10. Gli altri seguiranno, scaglionati ogni dieci minuti, fino alle 16,30, l’ora dell’ultimo ingresso.

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La visita si svilupperà lungo il vasto parco concentrandosi su tre padiglioni: il Lombroso che ospita il Museo della Psichiatria, il Morel con la sala Galloni e la chiesetta di San Lazzaro e il Buccola utilizzato da Unimore per il dipartimento di ingegneria. Verrà così evidenziata la metamorfosi dell’ex-ospedale psichiatrico secondo un disegno di riqualificazione urbana rispettosa di alcuni pregevoli esempi di architettura di fine Ottocento e inizio Novecento. Riveste particolare interesse il Museo della psichiatria, che documenta le concezioni scientifiche, i metodi e gli strumenti che venivano utilizzati per curare le malattie mentali prima che l’invenzione degli psicofarmaci consentisse la dimissione di molti malati dagli anni Sessanta del Novecento, il progressivo smantellamento dei manicomi a partire dalla legge Basaglia del 1978 e la definitiva chiusura del San Lazzaro nel 1996. Il museo, aperto al pubblico dal 30 settembre 2012, è allestito nel padiglione Lombroso che ospitò fra i tanti malati anche il pittore Antonio Ligabue, dal 2 marzo 1945 al 6 dicembre 1948.

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L’edificio è stato conservato nel suo aspetto manicomiale per rievocare l’atmosfera che vi regnava. Vi erano rinchiusi i soggetti considerati “pericolosi per la comunità”. Ora vi sono in mostra gli strumenti scientifici, di contenzione e di terapia quali camicie di forza, macchine per l’elettroshock, caschi del silenzio per isolare i pazienti e l’urna per la goccia d’acqua. Le operazioni di restauro, supervisionate dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e ambientali, hanno riservato particolare attenzione alla conservazione dei graffiti eseguiti dai pazienti anche all’interno delle celle. Il padiglione fu progettato nel 1891 dall’ingegnere Angelo Spallanzani e costruito un anno dopo. Allora fu chiamato Casino Galloni in onore del primo direttore del San Lazzaro e destinato ai malati cronici tranquilli. Nel ’72 fu definitivamente abbandonato e ne venne abbattuto il muro di cinta.

Il Fai dell’Emilia-Romagna distribuisce le Giornate d’Autunno 2020 fra i due prossimi fine settimana. Il 17 e 18 ottobre le visite si effettueranno anche a Parma, nel Convitto nazionale Maria Luigia, nel palazzo Bossi Bocchi e nell’antica farmacia di San Filippo Neri. Nel modenese si potranno scoprire i tesori di Guiglia e Mirandola. Inoltre saranno coinvolti i capoluoghi e alcuni centri minori delle province di Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Ravenna e Piacenza. —


 

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