Arrestato per omicidio, rifiuta l’estradizione
Deciderà la Corte di Appello di Bologna. Lui: «Sono innocente». L’avvocato: «Pare lo abbiano condannato all’ergastolo»
boretto
Ha negato il consenso all’estradizione, il cittadino pakistano arrestato su mandato internazionale con l’accusa di omicidio. Ciò significa che sarà la Corte di Appello di Bologna a incaricarsi dell’istruttoria e a decidere se dovrà tornare in patria. Dove – ma ancora non è ben chiaro – risulterebbe che la sentenza di condanna sia già stata emessa a suo carico. E sarebbe quella dell’ergastolo.
È quello che emerge della vicenda che riguarda il 37enne, che abita a Boretto, finito in manette nei giorni scorsi per opera dei carabinieri reggiani. Secondo quanto ricostruito, fuggì dal Pakistan dove, il 27 maggio del 2007, nel villaggio di Langiral, distretto di Gujrat, durante una lite per una casa, con tre complici avrebbe ucciso a colpi d’arma da fuoco un connazionale.
I carabinieri di Boretto l’hanno raggiunto nel suo domicilio dove, peraltro, si trovava agli arresti domiciliari per gravi maltrattamenti in famiglia verso moglie e figli e violenza sessuale nei confronti della consorte: una brutta vicenda che coinvolge anche il fratello e un cugino nei confronti delle rispettive consorti. L’uomo aveva solo il permesso di andare al lavoro. Ma adesso è in cella, in attesa che si decisa sulla sua estradizione. Nei giorni scorsi c’è stata la prima udienza davanti alla Corte di Appello di Bologna: una udienza interlocutoria con l’identificazione dell’uomo, al quale è stato chiesto se accetta di essere giudicato per altri reati oltre a quello per il quale è stato istruito il mandato di arresto. L’arresto è stato convalidato, mentre l’uomo ha negato il consenso all’estradizione, negando la disponibilità a essere giudicato in Pakistan per reati diversi. Ora si è in attesa che il Pakistan trasmetta gli atti processuali e, una volta pervenuti, la corte stessa fisserà l’udienza di merito, decidendo se estradarlo o meno.
«Al momento, dalle scarne comunicazioni che ci sono in atti, non è chiarissima la circostanza se siamo in presenza di un procedimento aperto o di una sentenza passata in giudicato – commenta l’avvocato difensore, Giampaolo Cazzola del Foro di Verona –. Da quanto sembra, però, sarebbe già stato giudicato e condannato all’ergastolo. Lui respinge l’accusa e addebita a soggetti influenti legati ad ambienti politici e mafiosi questa accusa. La famiglia racconta che, dopo che è venuto in Italia, il padre e un fratello sarebbero stati arrestati: quest’ultimo si sarebbe fatto 7 anni per essere poi assolto». —
El.Pe.
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