Gazzetta di Reggio

Reggio

L’inchiesta  

Mazzette per finte revisioni otto indagati sono di Reggio

E.L.T.

Sette arresti e oltre 200 indagati: scoperto a Ferrara un grande business illecito In carcere due dipendenti della Motorizzazione. Ripresi i passaggi di “bustarelle”

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REGGIO EMILIA

«Il tuo camion è proprio messo male. Butta via il libretto e vai a fare la revisione a Ferrara». È il riassunto di una telefonata intercettata tra due indagati, uno dei quali si rivolge all’altro perché la revisione del suo camion non è passata a pieni voti alla Motorizzazione di Reggio. Meglio farla quindi a Ferrara. Da più parti in giro per l’Italia, Reggio Emilia compresa, si sapeva infatti che a Ferrara era possibile “comprare” le revisioni per i camion. Un business illegale emerso dalle indagini dell’operazione “Ghost Inspections” su un presunto giro di mazzette che, oltre a sette misure di custodia cautelare – due delle quali a dipendenti della motorizzazione ferrarese – hanno portato al sequestro delle carte di circolazione di oltre 350 automezzi (tre di quali a Reggio), più quelle di altri 270 ritenuti irregolari e attualmente in giro per l’Italia.

L’inchiesta conta oltre 200 indagati, otto dei quali sempre a Reggio Emilia. I provvedimenti sono stati eseguiti ieri da polizia stradale e guardia di finanza di Ferrara, su disposizione della procura.

In pratica, con alcune centinaia di euro, era possibile quindi “comprare” le verifiche anche in presenza di gravi inefficienze di tipo meccanico o elettrico: sistemi frenanti non idonei o non completamente efficienti, usura degli pneumatici oltre gli standard consentiti, malfunzionamento dell’impianto luci. Le riprese video esaminate dagli investigatori, oltre a svelare il giro di denaro e di favori, hanno consentito di fotografare la «spregiudicatezza», sottolineano i finanzieri, con cui in molti casi venivano occultate le carenze al sistema frenante o agli pneumatici dei veicoli, consentendo la circolazione su strada di mezzi non sicuri. Ad entrare nel carcere dell’Arginone sono stati quindi i due dipendenti della Motorizzazione civile di Ferrara, Cesare Franchi e Edoardo Caselli, e con loro il titolare di un’agenzia di pratiche auto della città, Alessandro Barca, che avrebbe fatto da intermediario. Ai domiciliari, invece, quattro imprenditori: due della provincia di Ferrara, uno di quella di Bologna e uno della provincia di Rovigo, attivi nel settore trasporto merci.

Il sistema illecito, secondo l’accusa, era basato sulla corruzione di funzionari e imprenditori per facilitare i collaudi e le revisioni. Le numerose registrazioni acquisite agli atti delle indagini, hanno immortalato il profitto del reato, ovvero il denaro nascosto all’interno dei documenti o delle classiche “bustarelle” che le parti si scambiavano durante le operazioni di controllo dei mezzi.

Gli accertamenti si sono avvalsi di controlli in strada, ma anche di intercettazioni telefoniche e ambientali e della visione delle immagini delle telecamere installate nella sede della Motorizzazione civile, che hanno ripreso e consegnato agli atti gli scambi dei soldi tra gli indagati. L’ascolto delle conversazioni ha permesso di ricostruire come i funzionari compiacenti venivano identificati come «il sole» e «mano divina», e per questo si cercava di dirottare verso di loro ogni revisione, provando invece ad evitare altri tecnici, riconosciuti come «pignoli». O addirittura «pericolosi», per la buona riuscita degli affari illeciti, come nel caso di un collaudatore corretto. Ora tutti questi veicoli saranno sottoposti a revisione straordinaria. —

E.L.T.

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