Refin, il macchinario montato ha ridotto il problema-odori
A settembre è stato attivato il post-combustore, che ora entra a regime Il sindaco: «Sta dando il risultato auspicato, l’iter è stato il più celere possibile»
CASALGRANDE
Sembra procedere in maniera positiva la sperimentazione anti-odori attivata nei mesi scorsi dalla ceramica Refin di Salvaterra di Casalgrande. A settembre è stato attivato il post-combustore “cancella odori” dello stabilimento produttivo della zona artigianale di Salvaterra, in via I Maggio, dove da anni vi sono problemi legati agli asprissimi olezzi generati dalle varie fasi della lavorazione ceramiche con le nuove tecnologie di stampa digitale.
Da tempo il gruppo Concorde, di cui fa parte la Refin, aveva avviato percorso per installare un post-combustore, unico apparecchio in grado di dare risultati concreti, come già sperimentato ad esempio alla Graniti Fiandre di Castellarano e alla Rondine di Rubiera. Perché si potesse partire materialmente, dopo una serie di test erano necessari alcuni via libera della Regione e dell’Arpae, l’agenzia ambientale regionale.
Le questioni sono state risolte ad agosto. A settembre il post-combustore è stato acceso e, dopo le prime settimane, la risposta sembra buona. Gli odori così acri e fastidiosi del periodo precedente sono fortemente ridotti, anche se sarà necessario attendere qualche mese – e l’arrivo dell’inverno e di condizioni climatiche e atmosferiche molto differenti – per capire l’efficacia nel lungo periodo. L’avvio quantomeno fa ben sperare, come confermato dal sindaco casalgrandese Giuseppe Daviddi dopo una visita agli impianti la scorsa settimana. «Mi sono recato in visita alla Refin per verificare di persona l’installazione dei postcombustori necessari ad abbattere le emissioni odorigene: macchinari che sono già in funzione e che stanno dando i risultati auspicati dai cittadini. Ringraziamo la Refin per aver dato una risposta solerte alle richieste dell’amministrazione, alla fine di un iter che da parte del Comune è stato il più celere possibile, vista la natura del problema», spiega Daviddi.
Il richiamo è all’iter burocratico e ai permessi necessari per poter accendere lo strumento, un sistema complesso che richiede il via libera prima di tutto dell’Arpae, l’agenzia ambientale regionale. I disagi presenti a Salvaterra da alcuni anni sono dovuti alle sostanze usate per la stampa digitale delle piastrelle, ormai introdotta in gran parte delle ceramiche. L’unica soluzione realmente efficace pare essere il costosissimo post-combustore, un impianto da oltre un milione di euro sistemato nelle ciminiere di scarico impiegato nella lavorazione dei pellami, in grado di sviluppare temperature elevatissime, vicine ai 900 gradi centigradi; un calore sufficiente a cancellare ogni proprietà delle sostanze che evaporano, rendendole quindi inodori. Il gruppo Concorde già nel 2019 aveva avviato le procedure per montare gli strumenti, come già fatto nelle sedi presenti in altre province. A rallentare il tutto sono arrivate la pandemia e la sospensione di molte attività produttive sino a maggio. —
Adr.Ar.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
