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castellarano, l’interrogatorio 

«Il litigio dopo l’incidente ma non picchiai la fidanzata»

t.s.
«Il litigio dopo l’incidente ma non picchiai la fidanzata»

Davanti al giudice Rat, il 34enne nega di aver pestato la donna e dice di averla colpita in modo involontario al volto col bracciale che indossava al polso

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castellarano

L’interrogatorio di garanzia – ieri mattina in tribunale – come conseguenza del divieto di avvicinamento alla fidanzata (una 40enne che vive nel comprensorio ceramico) disposto dal gip Andrea Rat su richiesta del pm Maria Rita Pantani (titolare dell’inchiesta).

E il disoccupato 34enne – accusato di lesioni personali aggravate – ha risposto alle domande del giudice, dando una versione diversa, rispetto a quella degli inquirenti, relativamente alla notte del 26 luglio scorso quando era finito con l’auto contro dei bidoni della spazzatura e aveva dato la colpa alla fidanzata. L’indagato ha parlato dell’incidente, ma ha negato di aver pestato la fidanzata: «Dopo l’incidente abbiamo litigato: io ho alzato un braccio e, gesticolando, l’ho involontariamente colpita al volto. Al polso avevo un grosso bracciale e le ho fatto del male, ma senza averne l’intenzione. Le altre ferite? Sono conseguenza dell’incidente contro il cassonetto, non vi sono stati pugni e percosse». Smaltito l’interrogatorio di garanzia, ora le indagini (l’accusa rientra nella casistica del “codice rosso”) si avviano alla conclusione. Contattato dalla Gazzetta, l’avvocato difensore Giancarlo Pasquale è stato lapidario: «A questo punto – si limita a dire – valuterò la situazione con il mio assistito».

Secondo quanto accertato dai carabinieri di Castellarano, quella notte, mentre stava accompagnando a casa la fidanzata, dopo averla immotivatamente accusata di aver provocato l’ incidente stradale, l’aveva colpita con pugni al volto, facendola uscire dall’auto e trascinandola per strada. Le lesioni riportate dalla donna erano poi risultate guaribili in oltre 40 giorni. Ad attivare i carabinieri, un’ora dopo i fatti, era stata la stessa vittima, apparsa ai militari sanguinante e con il volto tumefatto. I militari le avevano assicurato i soccorsi e, sebbene lei non volesse formalizzare la denuncia, trattandosi di reato perseguibile d’ufficio e ricadente nel “codice rosso”, i militari avevano denunciato il fidanzato. —

t.s.

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