Palpeggia la barista Operaio condannato
Accusa di violenza sessuale, nel mirino la figlia del titolare Un anno e due mesi con la condizionale per l’uomo
Tiziano Soresina
CASTELNOVO MONTI
Una situazione a dir poco sgradevole creatasi in un bar-ristorante castelnovese il 7 luglio di due anni fa si è chiusa, sul piano giudiziario, ieri mattina in tribunale a Reggio Emilia con la condanna dell’imputato.
Non è chiaro se vi fosse qualche bicchiere di troppo in corpo all’imputato – cioè un operaio marocchino ora 51enne che vive da tempo in Appennino – ma era stato comunque inaccettabile il suo comportamento con la figlia del titolare italiano del locale.
Di ben 22 anni più giovane del cliente, lei si era ritrovata in quel giorno d’estate improvvisamente fra le “spire” del focoso nordafricano che senza tanti giri di parole le aveva chiesto di far l’amore con lui («Vieni a letto con me»).
Avance subito respinta dalla giovane che si allontanava. Ma l’insistente marocchino aveva poi approfittato dell’avere di nuovo a tiro la figlia del titolare, per palpeggiarla insistentemente nei glutei.
Un “assedio” che costringerà l’allora 27enne a chiamare in aiuto il padre, subito arrabbiatosi per quanto stava accadendo alla figlia.
Un litigio, con tanto di colluttazione, che proseguirà anche fuori dal locale.
Di queste botte non vi sarà uno strascico processuale, perché nessuno dei due litiganti fece denuncia. Discorso diverso per avance e palpeggiamenti, finiti in una denuncia per violenza sessuale presentata dalla giovane.
Ad oltre due anni dai fatti, ieri l’atto finale in udienza.
Il pm Piera Giannusa ha chiesto una condanna a 2 anni di reclusione per l’imputato, negando la concessione delle attenuanti generiche, perché il 51enne non si è mai scusato e non ha nemmeno mai preso parte al processo.
Di parere diverso l’avvocato difensore Danilo Giovanelli che non ha messo in discussione il fatto, ma sulla concessione delle attenuanti generiche ha insistito sull’incensuratezza del suo assistito e relativo comportamento: «Il suo è stato un atteggiamento corretto, non ha mai intralciato o cercato di depistare le indagini». Da qui la richiesta difensiva di una pena più soft.
Tesi del difensore che è stata accolta dal collegio giudicante – presidente Giovanni Ghini, a latere le colleghe Silvia Guareschi e Donatella Bove – uscito dalla camera di consiglio con la condanna a 1 anno e 2 mesi (ma con pena sospesa). —
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