«Estorsione mafiosa Dovete confermare la condanna a Silipo e Mendicino»
La procura generale ricalca le richieste del primo grado Conferma richiesta anche per Gabriele Valerioti: 19 anni
REGGIO EMILIA
Alfonso Mendicino e Salvatore Silipo sono considerati gli autori di un’estorsione con metodo mafioso perpetrata nei confronti di Matteo Lusetti, vittima della quale restano solo i verbali, rilasciati prima di sparire. Una delle vicenda più nebulose dell’inchiesta Aemilia, perché il 36enne Lusetti è scappato facendo scattare ricerche con segnalazioni negli Stati Uniti e in Congo. Un “fantasma”, rimasto tale mentre i due imputati di Aemilia venivano condannati in primo grado - Mendicino a sette anni e mezzo di reclusione e Silipo a 8 anni - condanne per le quali ieri è stata chiesta la conferma dalla procura generale durante l’appello di Aemilia a Bologna.
In pratica, nell’aprile del 2010 i due imputati dovevano restituire secondo l’accusa una spilla da donna in oro giallo, una moneta antica in oro giallo ed un orologio da uomo in oro giallo, che aveva avuto a garanzia del prestito di una somma di 2.500 euro, in realtà mai concesso, come dichiarato da Lusetti. Non solo: nell’occasione gli chiesero anche una somma denaro pari a 500 euro, senza di fatto restituire gli oggetti in oro. alle rimostranze di Lusetti Silipo gli aveva risposto con frasi minacciose, come «non chiamare più», «lascia perdere» e «ti spacco le coma», nonché in numerose occasioni facendogli comprendere la possibilità che vi fossero ritorsioni a suo carico da parte loro o di altri sodali, ritorsioni di cui il Lusetti si convinse giungendo ad uno stato di assoluta soggezione. Una vicenda diventata poi il capo di imputazione per i due uomini, che ieri sono stati difesi dall’avvocato reggiano Mattia Fontanesi: «Ho cercato di smontare punto su punto le tesi dell’accusa, sicuro di aver affrontato ogni aspetto dell’impianto accusatorio». Silipo ha poi fatto dichiarazioni spontanee, ribadendo di essere estraneo alla criminalità organizzata e che la sua famiglia è anzi vittima visto l’omicidio di un parente stretto.
Fontanesi ha discusso le loro posizioni per tre ore, e oltre a quelle anche la posizione di Gabriele Valerioti, accusato di associazione mafiosa (per la quale è stato condannato a 19 anni e 6 mesi in primo grado), oltre che per incendio e stupefacenti. L’incendio è quello dell’auto di Michele Colacino, danneggiamento messo a segno insieme a Alfredo Amato. Un’azione incendiaria non da ricondurre al mandato conferito dal boss Grande Aracri che aveva deciso di mandare avvertimenti a tutti coloro che gravitavano intorno alla figura del “traditore” Romolo Villirillo, quanto piuttosto ad un regolamento di conti tra Nicolino Sarcone e Colacino, legato a questioni economiche derivanti da fatti illeciti. Anche per Valerioti la procura generale ha chiesto la conferma delle condanne . —
Enrico Lorenzo Tidona
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