Covid, le scuole tremano Il sindaco prepara la città «Non escludiamo nulla»
In municipio si è fatto il punto sul sistema scolastico a un mese dalla riapertura Vecchi: «Faremo di tutto per non chiuderle, ma dovremo guardare il contesto»
REGGIO EMILIA
«In dieci giorni, a livello nazionale, siamo passati da meno di duemila casi a diecimila al giorno. A Reggio siamo passati da una decina ai 57 di giovedì e i 77 di ieri».
Quando è stata programmata la conferenza stampa per parlare del sistema scolastico reggiano della fascia 0-14 anni, a un mese dalla riapertura delle scuole, il sindaco non pensava che avrebbe dovuto fare questa premessa. Invece ieri nella sala Rossa del municipio, alla presenza dell’assessore all’istruzione Raffaella Curioni e del direttore dell’Istituzione Scuole e Nidi d’infanzia comunali Nando Rinaldi, Luca Vecchi ha dovuto pronunciare parole gravose, senza dare – non sarebbe stato possibile il contrario – garanzie sul futuro, specialmente quello scolastico. «La nostra volontà – ha assicurato – è quella di mantenere aperte le scuole. Sia perché negli scorsi mesi è stato fatto uno sforzo incredibile per arrivare alla riapertura e al livello attuale di servizi (con un investimento di oltre 2,6 milioni di euro da parte del Comune, ndr) sia perché la scuola è fondamentale per la crescita dei nostri ragazzi, che sono il nostro futuro. Tuttavia siamo costretti a considerare la situazione in evoluzione e non possiamo pensare, nonostante a Reggio Emilia il quadro sia sotto controllo, che le valutazioni future saranno indipendenti dall’andamento dei contagi. Non siamo certo a livello di marzo, i numeri sono inferiori, conosciamo meglio il virus, siamo preparati, ma è vero anche che a marzo avevamo la prospettiva dell’estate, mentre adesso siamo solo all’inizio della stagione fredda. È come se stessimo scalando una montagna senza sapere dove si trova la vetta e come sarà il percorso per raggiungerla».
Il senso civico dei reggiani («che hanno dimostrato di avere un’ottima autodisciplina») e la capacità della nostra Ausl di intervenire efficacemente per tracciare e isolare i positivi, lasciano al sindaco – e a noi con lui – qualche speranza, ma, ha sottolineato, non è il momento di abbassare la guardia, né di fingere che il contesto sia diverso da quello che è: «Potremmo trovarci a dover cercare nuove soluzioni per la scuola – ha spiegato riferendosi alla scelta del governatore De Luca di chiudere le scuole in Campania fino al 30 ottobre –. Soluzioni intermedie, diverse da regione in regione, nell’ottica di contenere il contagio».
L’appello alla prudenza è terminato con un grande ringraziamento alla comunità scolastica, «che insieme alle istituzioni ha fatto un grandissimo sforzo per ripartire e sta continuando a farlo per garantire l’attività didattica». Sforzo che sta dando i suoi frutti anche sul piano sanitario: «Ci tengo a precisare – ha sottolineato il sindaco – che la scuola è ad oggi uno dei luoghi più sicuri. Non lo dico io, ma i numeri. Di tutti i casi positivi riscontrati nel nostro territorio dall’inizio dell’emergenza sanitaria, quelli trovati a scuola si contano sulle punte delle dita. Parliamo di 5-10 casi che, tra l’altro, non dipendevano da focolai interni alla scuola ma derivavano da un contagio nella famiglia. Questo significa non solo che il distanziamento funziona, ma che ognuno sta facendo la sua parte in modo eccellente».
Anche per questo, dopo la sottoscrizione di un protocollo da parte dei dirigenti scolastici e delle società sportive, si è deciso di riaprire le palestre scolastiche all’attività sportiva del pomeriggio: «Era necessario – ha chiarito l’assessore all’istruzione e allo sport Raffaella Curioni – redigere un regolamento che dicesse chi, quando e come deve occuparsi della pulizia. Ora lo abbiamo, è stato condiviso da tutti e quindi le palestre scolastiche possono di nuovo essere usate dalle società sportive per le attività nel pomeriggio».
La città e la scuola continueranno il loro percorso anche per quel che riguarda la “scuola diffusa”: «Un’opportunità, una visione di scuola che abbiamo creato nel bel mezzo di questa crisi sanitaria», come l’ha definita il sindaco. Dal 14 settembre, 49 classi della scuola primaria e secondaria di primo grado (per un totale di 1.150 ragazzi) sono uscite dai plessi scolastici per approdare in luoghi fino a quel momento impensabili: la Banca d’Italia, i Musei Civici, Palazzo da Mosto, agriturismi, centri sociali... «Avevamo pensato a questa opzione per motivi di spazio, ma non torneremo più indietro», ha assicurato l’assessore Curioni. —
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