Gazzetta di Reggio

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montecchio, il processo 

«Ero esasperata e distrutta Volevo sparare a Fabbiani»

t.s.

Testimonianza-shock di una ex vigilessa costituita parte civile: ha chiesto di deporre dietro un paravento perché teme ancora l’imputato

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MONTECCHIO

Sta pian piano entrando nel vivo il processo – in tribunale a Reggio Emilia – sullo scandalo che ha travolto la polizia municipale della Val d’Enza.

Contro i tre ex vigili finiti alla sbarra e già tutti licenziati – Tito Fabbiani (vicecomandante), Annalisa Pallai (agente e compagna di Fabbiani) e Cristina Caggiati (comandante) – si sono costituiti parte civile non solo gli otto sindaci dell’Unione dei Comuni della Val d’Enza (rappresentati dall’avvocato Franco Mazza), ma anche cinque agenti del Corpo, che sono tutelati dall’avvocato Ernesto D’Andrea. E ieri mattina hanno deposto tre agenti ancora in servizio e un’ex vigilessa che ha esplicitamente richiesto un paravento per testimoniare, perchè ha detto a chiare lettere di essere ancora terrorizzata da Fabbiani (presente in aula e seduto in prima fila a fianco del difensore). Quest’ultima – che si è costituita parte civile – ha spiegato in aula l’anno difficilissimo vissuto fra il 2018 e il 2019. Parole pesanti: Fabbiani che le avrebbe chiesto di fare la spia (per sapere cosa dicessero di lui i colleghi) con conseguenze pagate sulla propria pelle essendosi rifiutata di fare la delatrice. Ripercussioni come la mancata consegna della divisa: «Mi sono dovuta arrangiare – ha rimarcato la testimone – chiedendo in prestito a colleghi del vestiario, ho praticamente dovuto mendicare». Pressioni che l’ex vigilessa riassume in un passaggio-shock, cioè l’aver meditato di sparare a Fabbiani, visto il livello di esasperazione raggiunto in quel periodo («Ero psicologicamente distrutta»). In aula sfileranno non pochi testimoni in futuro, sono infatti 137 quelli ammessi dalla Corte presieduta da Cristina Beretti (a latere le colleghe Donatella Bove e Silvia Semprini). «Le vessazioni – dice al termine l’avvocato D’Andrea – che erano psicologiche, fatte di angherie, di soprusi, sono state finora confermate dalle testimonianze. Emerge la figura di un padre-padrone». Si torna in aula venerdì prossimo. —

t.s.

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