L’aggressore dell’agente non parla in aula
Il 36enne, in stato confusionale, non riesce a rispondere al giudice. Sarà trasferito in un altro carcere. Trovati due telefonini
REGGIO EMILIA
Non è durata molto l’udienza – ieri mattina, davanti al gip Dario De Luca – relativa all’aggressione di tre agenti di polizia penitenziaria da parte di un detenuto tunisino 36enne che sta scontando alla Pulce una pena residua per rapina.
Il nordafricano, agitato e in stato confusionale, non è riuscito a rispondere alle domande del giudice, il che ha fatto scivolare velocemente il passaggio giudiziario verso le richieste di misura cautelare.
Il pm Laura Galli ha chiesto la misura restrittiva in cella, mentre la difesa (l’avvocato bolognese Luciano Bertoluzza, sostituito in aula dalla collega Debora Corradini) si è rimessa a giustizia. Poco dopo il gip De Luca ha convalidato l’arresto per tentato omicidio e applicato la misura cautelare del carcere dove il tunisino già si trova (ora in isolamento, visto quello che è accaduto). Dalla Pulce il 36enne dovrebbe essere presto trasferito in un altro carcere.
Mercoledì il detenuto, dal fisico statuario e imponente, ha cercato di uccidere uno degli agenti afferrandolo improvvisamente alla gola, per poi stringerlo per oltre venti secondi, causando lo svenimento del poliziotto. Una furia che è stata placata solo con il provvidenziale intervento di altri due agenti.
Tutti e tre gli agenti sono, comunque, finiti in ospedale: due sono stati dimessi con tre giorni di prognosi, mentre per il collega che ha subìto lo strangolamento sono stati necessari dei controlli medici più accurati. «Nel carcere di Reggio Emilia la forza totale nelle varie qualifiche e ruoli di polizia – spiega in una nota il Cosp (Coordinamento sindacale penitenziario) a firma del segretario regionale Salvatore Soviero – è composta da 190 persone, molto istituzionali e professionali, meritevoli di lode – propone il Cosp – per le operazioni portate a termine. A Reggio Emilia l’evidente sinergia fra comando e personale gerarchicamente sottoposto trova un mixer positivo di condivisione e spirito di corpo. Emergenza nell’emergenza, ma la professionalità della polizia penitenziaria, tesa al ripristino della legalità e della sicurezza, ancora una volta afferma il principio dell’autorevolezza e fermezza dello Stato». Il segretario generale del Cosp – Domenico Mastrulli – si è complimentato con il comando e con gli agenti che operano alla Pulce. Fra l’altro, nel carcere della Pulce sono stati trovati anche due telefonini. Uno, ben nascosto fra gli effetti personali, riferibile al tunisino ora nei guai per tentato omicidio. Un altro cellulare è stato scoperto nella cella di un detenuto di etnia rom. In quest’ultimo caso il carcerato ha cercato di liberarsi del telefonino gettandolo nel water, ma la mossa non è sfuggita agli agenti penitenziari. —
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