Gazzetta di Reggio

Reggio

LEOCADIA LA MECENATE 

La contessa suonò con Verdi e poetò con Carducci

La contessa suonò con Verdi e poetò con Carducci

1 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA

Le origini della famiglia Palazzi Trivelli risalirebbero a Corrado III da Palazzo, citato da Dante nel Canto XVI del Purgatorio fra i tre unici uomini di grande valore morale rimasti ai suoi tempi (“Ben v’èn tre vecchi ancora in cui rampogna l’antica età la nova, e par lor tardo che Dio a miglior vita li ripogna”). Da Corrado III ai giorni nostri – passando per condottieri, letterati, sportivi e anche pubblici amministratori (Giorgio Palazzi fu prosindaco e poi sindaco socialista di Reggio a cavallo degli anni Venti) – è però certamente la figura della contessa Leocadia Palazzi Trivelli Venturi, quella che forse affascina più di tutti e alla quale si ispirano i nuovi acquirenti del palazzo di piazza San Giovanni. Leocadia fu mecenate di artisti e amica di grandi personaggi: suonò con Verdi, poetò con Carducci, ospitò per oltre vent’anni in una delle sue dimore il letterato Naborre Campanini, grande cultore di storia canossiana (a lui è intitolato il museo sulla rupe dove sorgono i resti del castello di Canossa) e, nel suo salotto, Camillo Prampolini, Giovanni Pascoli e il compositore ungherese Franz Liszt, oltre a molti altri artisti ed esponenti del Risorgimento. La contessa Leocadia, inoltre, promosse e sovvenzionò la Fondazione degli Artigianelli, la Società Filarmonica, la scuola di musica intitolata ad Achille Peri, suo amico e maestro di pianoforte. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google